Cultura
Tagli nel settore audiovisivo: ora Giuli deve impegnarsi. La deriva di incompetenza può distruggere il comparto
È la perfetta sintesi della situazione italiana e della crisi della nostra classe dirigente. La bozza di bilancio che sta per andare in discussione prevede, per quanto riguarda l’audiovisivo, sia tagli espliciti e cruenti, sia limitazioni “tecniche” ancora più devastanti. Riduzione decisa dei finanziamenti basati sulla cosiddetta eccezione culturale e norme di applicazione del tax credit, simili a quelle del settore edilizio, che ne renderebbero impossibile la utilizzazione. Ci sono molti buoni motivi che giustificano l’atteggiamento dei funzionari che hanno steso la bozza.
La formulazione esistente delle norme sul tax credit ha portato a sforamenti di bilancio non prevedibili e non previsti, oltre che a un non credibile aumento dei costi di produzione di film e serie televisive. Ha attirato, inoltre, l’interesse e l’attenzione di società finanziarie straniere, totalmente indifferenti ai valori culturali e identitari che l’audiovisivo dovrebbe invece rappresentare.
Il modello francese
Ma che tutto questo succedesse si sapeva non da tempo ma da diversi anni. L’impostazione data dal ministro Dario Franceschini alle norme in merito aveva escluso il riferimento al “modello francese” per attenersi al modello italiano “paga pantalone”. Il tax credit, infatti, è uno strumento prezioso se indirizza la rinuncia dello Stato alla riscossione di una percentuale delle tasse verso un investimento fruttifero. Il dentista che preferisce investire nel cinema una parte delle tasse che deve pagare è anche interessato a guadagnare e a scommettere dunque su prodotti che possano funzionare e portargli buoni risultati. Il meccanismo è corretto e sano. Difende identità e industria nazionale.
La deriva di incompetenza può distruggere il comparto
Alla conquista del potere da parte del centrodestra ci si poteva aspettare dunque che quella incongrua filosofia ai danni dello Stato fosse sostituita da normative differenti. Ma il governo stretto del settore è rimasto, miracoli italiani, alla stessa persona che aveva già ricoperto lo stesso incarico nel governo conte: la sottosegretaria Lucia Borgonzoni. Nessuno ha, di conseguenza, corretto nulla ed anzi la effimera popolarità da sfoggiare sui red carpet insieme ai begli abiti ha giustificato ancora il sentirsi un mondo da difendere sempre e comunque, tutti assieme. Ma adesso gli spazi estetici stanno bruscamente riducendosi.
Tagli nel settore audiovisivo: ora Giuli deve impegnarsi
Ci rimane solo da sperare che, poiché l’audiovisivo è uno strumento fondamentale per la difesa della identità italiana nel mondo, il Ministro Giuli (o qualcuno competente da lui indicato) si impegni, magari con norme transitorie, ad evitare la deriva di incompetenza che sta per distruggere il comparto. Non sarà l’adamantina difesa dell’esistente a salvarci.
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