Il Veneto non ha votato solo per il referendum. In 77 comuni tra le province di Rovigo e Padova si è votato anche per le suppletive alla Camera, nei due collegi lasciati liberi da Alberto Stefani e Massimo Bitonci, diventati presidente e assessore della Regione. Ed entrambi i seggi sono rimasti al centrodestra con una vittoria netta: Alberto Di Rubba si è imposto a Rovigo con il 57,4 per cento, Giulio Centenaro ha vinto a Selvazzano Dentro con il 59,4.

I numeri non lasciano dubbi sulla solidità del centrodestra in questi territori. Ma è la qualità della scelta che merita una lettura più attenta.
Gli elettori del Polesine e della Bassa Padovana non hanno semplicemente confermato un colore politico: hanno scelto un profilo preciso, quello di chi conosce i meccanismi della politica nazionale e può garantire una rappresentanza immediata. Di Rubba, 47 anni, commercialista, è tesoriere nazionale della Lega e figura di riconosciuta vicinanza ai vertici del partito. Non arriva alla Camera come outsider che deve costruirsi una rete di relazioni partendo da zero. Arriva con una familiarità con i tavoli decisionali che pochi debuttanti possono vantare. Per il Polesine — che da anni lamenta un deficit di attenzione da Roma su infrastrutture, dissesto idrogeologico, crisi demografica — avere un deputato capace di portare le istanze locali direttamente ai piani alti non è un lusso, è una necessità.

Stesso ragionamento per Centenaro, che nel Padovano ha costruito la sua carriera dentro la lista Zaia Presidente e conosce il territorio con la capillarità dell’amministratore locale. Il segretario provinciale rodigino della Lega Ferrarese ha parlato di risultati entusiasmanti e di un consenso omogeneo tra Polesine e Bassa Padovana. C’è un pragmatismo molto veneto in questa scelta. Il mandato durerà poco più di un anno: le politiche del 2027 rimescoleranno le carte. In un orizzonte così breve, il territorio ha preferito l’efficacia immediata alla promessa di un percorso lungo. Ha scelto interlocutori, non tribuni. L’affluenza è stata inferiore a quella del referendum: 52 per cento a Rovigo, 57 nel Padovano. Un dato fisiologico per suppletive oscurate dal dibattito referendario, ma che segnala una partecipazione consapevole. Il centrosinistra, unito con Pd, Italia Viva e Avs ma senza il M5S, rivendica i risultati di Bovolenta (34,9 per cento) e Stivanello (31,2) come punto di partenza. Numeri che non possono entusiasmare, ma che in effetti confermano un bacino alternativo anche in un feudo leghista. Ora tocca ai neoeletti dimostrare che la scommessa era fondata. Un anno è poco per chi deve costruire. È abbastanza per chi sa già dove andare.