Addio a Francesco Guccini, storico cantautore, scrittore e attore italiano, morto all’età di 86 anni nella sua casa di Pavana (Pistoia), paese dei nonni paterni sull’Appennino al confine tra Emilia e Toscana. Ad annunciarlo in una nota la famiglia dell’artista che sottolinea che Guccini si è spento “circondato dall’affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari. Guccini fino a non molto tempo fa riceveva ancora le visite dei fan che lo omaggiavano con regali come olio, vino salami.

“Nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata”. La famiglia, “nel chiedere che questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità, ringrazia tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto. Per permettere, a chi lo ha amato, di ricordarlo e di salutarlo, verrà organizzata una cerimonia commemorativa nel mese di settembre”.

Nato a Modena il 4 giugno del 1940, i suoi testi sono molto impegnati sul piano politico e sociale, i testi dei suoi brani sono spesso assimilati a componimenti poetici, svelando una familiarità con l’uso del verso tale da essere citato, in una traccia d’esame, come esempio di poeta contemporaneo. Scrisse “Dio è morto” e “La locomotiva”.

Guccini nel 2018 aveva raccontato al Corriere della Sera della sua malattia, una maculopatia – patologia che interessa la retina – a entrambi gli occhi: “Non riesco più a leggere il giornale e i libri, ho gli audiolibri, ma non sono la stessa cosa. È una grande sofferenze prima leggevo molto, la mia vera professione era quella di leggere tanti libri. Con il computer riesco, perchè ingrandisce le lettere. Ci vedo a camminare ma fino a un certo punto”.

Sempre in una intervista al Corriere, sottolineò che che “forse De André” è il cantautore che più gli assomiglia. “Anche lui affascinato dagli anarchici. C’era già la canzone d’autore, Paoli Tenco Endrigo; ma erano sempre canzoni d’amore. Fabrizio e io cominciammo a parlare d’altro. Ricordo la prima volta che ci incontrammo, lui timidissimo, si convinse dopo grandi preghiere a cantare un suo brano, ma a luci spente… La differenza è che De André veniva da una famiglia borghese. Io da san Pensa, san Dispensa, san Senza”.

Guccini

Guccini ha vissuto maggior parte dell’infanzia sull’Appenino tosco-emiliano. Ha fatto l’insegnante per anni ma anche il giovane cronista alla Gazzetta di Modena e il pubblicitario. Poi a fine anni Sessanta l’ingresso nel mondo della musica prima come autore, per Caterina Caselli e soprattutto per i gruppi Beat, Equipe 84 e Nomadi, che hanno portato al successo “Auschwitz”, “Per fare un uomo”, “Dio è morto”, “Noi non ci saremo”. Dagli anni ’70 si è trasferito a Bologna, è diventato uno dei personaggi più amati ed ascoltati della stagione dell’impegno, il cantautore con l’eskimo, nei suoi concerti la musica e le canzoni si mescolavano con monologhi e accenti del miglior cabaret. Sono tante le sue canzoni che sono diventate degli inni collettivi: “La locomotiva”, “Piccola città”, “Il vecchio e il bambino”, “Vedi cara”, “Incontro”, “Autogrill”, “Canzone per un amica”, “Cirano”, “L’avvelenata”. Molti i riferimenti culturali nella sua musica e scrittura che vanno dalla poesia italiana a Borges, da Dylan e la poetica Beat alla Bibbia e Procopio di Cesarea, da Cervantes a Dumas a Barthes. Nel 2012, dopo aver pubblicato “L’ultima Thule”, Guccini aveva annunciato il suo ritiro dalla scena musicale attiva: niente più dischi e concerti per dedicarsi alla scrittura. Nel 2020 è stato in cinquina al Premio Campiello i con la sua ballata ‘Tralummescuro’ (Giunti).

“Mai stato comunista”

Francesco Guccini non è “mai stato comunista. Ero piuttosto un anarchico, in senso romantico. Guardavo al Partito d’Azione, a Giustizia e libertà”. E’ quanto lo stesso cantautore raccontò nel 2022 in una lunga intervista al quotidiano La Stampa. Ha ammesso di votare Partito Democratico.

Sanremo e la piuma di struzzo nel culo…

Sempre nel 2022 ha confessato che guardando il Festival di Sanremo a lui è venuto da pensare di aver fatto un altro mestiere. “Non mi sono mai messo una piuma di struzzo nel culo per cantare”. Al Festival non è mai andato per snobismo. Due volte sono state bocciate due canzoni. “Non ho né la patente né il cellulare. Ma mi sono sempre venuti a prendere perché ero quello con la chitarra”.

 

 

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