Politica
Asse Meloni-Starmer-Macron-Merz: “Coordinamento militare”. Il Pd pacifinto rispolvera la rivista Rinascita
Giorgia prima sente Erdoğan, poi fa sponda con UK, Francia e Germania: gestione unitaria sulla crisi in Iran. L’Italia invia la fregata missilistica Martinengo a difesa di Cipro.
All’ottavo giorno di guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, è tornata in campo Giorgia Meloni. Con il solito schema di sempre: mi muovo lungo tutto il perimetro, senza lasciare coordinate. Insomma, dopo qualche titubanza, Palazzo Chigi cerca di riprendere il pallino, sia in Europa che a Roma.
Sul primo fronte, la telefonata a quattro: Meloni, il premier inglese Starmer, quello tedesco Merz, e il francese Macron. È Downing Street a dare la notizia: “I leader lavorano insieme per la diplomazia e il coordinamento militare in risposta all’escalation bellica innescata in Medio Oriente dagli attacchi di Usa e Israele all’Iran e dalla risposta di Teheran”. Sottotitolo: a Bruxelles siamo al centro, altro che isolamento. Nel frattempo, Palazzo Chigi invia nell’area di Cipro la fregata missilistica “Federico Martinengo”. È il sigillo di un assetto di coordinamento tra Italia, Spagna, Francia e Olanda.
Intorno all’ora di pranzo un’altra telefonata: quella tra la presidente del Consiglio e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Causa scatenante: il missile balistico di Teheran lanciato verso lo spazio aereo turco, abbattuto poi dai sistemi di difesa della Nato. Altro messaggio in codice: parlo con tutti. Poi c’è la svolta italiana maturata durante le comunicazioni dei ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto, con le minoranze impegnate a dileggiare la sua assenza nel dibattito parlamentare: “Ha preferito parlare con Rtl 102.5”.
A fine giornata arriva la precisazione: la premier mercoledì 11 sarà alle 9:30 in Senato e alle 15 a Montecitorio per le comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2026, nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente. Palazzo Chigi ha anticipato di una settimana il rituale appuntamento con le Camere, un aggiustamento di rotta. Un modo per mettere a tacere – quelle che vengono definite dalla maggioranza – polemiche pretestuose. Crosetto fa notare: la posizione italiana sulle basi Usa è sovrapponibile a quella espressa dal premier spagnolo Pedro Sánchez. Ovvero il nuovo “Messi” del campo largo, il leader che dice no a Donald Trump. Tajani ironizza: “La scelta di Sánchez è stata politica, non ha granché a cuore le relazioni transatlantiche. Noi abbiamo detto e ribadito che non faremo mai la guerra”.
Dal Pd invece si guarda al secolo scorso, con un’operazione che rimette in piedi un simulacro del passato: i partigiani per la pace. Lo spiega Andrea Orlando, da un “megafono” d’antan: Rinascita, la storica rivista del Pci, ribattezzata da Goffredo Bettini. Scrive l’ex ministro sul primo numero della testata: “Dobbiamo metterci a capo di un movimento che sarà trasversale ed interclassista perché la stragrande maggioranza degli italiani non vuole in generale la guerra e questa in particolare”. Una vera e propria operazione nostalgia, che il Nazareno spinge su tutti i fronti: Medio Oriente, referendum, legge elettorale. Tuona il capogruppo dem in Senato, Francesco Boccia: “La scelta unilaterale di Usa e Israele di bombardare l’Iran sta producendo effetti di natura umanitaria ed economica che sono sotto gli occhi di tutti”. Con assunto finale: “Giorgia Meloni è spettatrice, non chiarisce il ruolo dell’Italia”. Il rischio lo paventa il deputato di +Europa, Benedetto Della Vedova: “Il campo largo non sia troppo stretto e mélenchoniano”. Sopra il Nazareno aleggia la famigerata colomba della pace.
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