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Perché la democrazia si sta incriccando: oligarchie mascherate, taglio dei parlamentari, Titolo V, listini bloccati e non solo

Giurista, saggista, editorialista
Perché la democrazia si sta incriccando: oligarchie mascherate, taglio dei parlamentari, Titolo V, listini bloccati e non solo

Stiamo per arrivare alle elezioni regionali 2025 in Puglia, Campania, Veneto, Marche, Toscana, Valle d’Aosta.

Nel 2001 la Costituzione italiana fu modificata affidando alle Regioni, in via concorrente rispetto allo Stato centrale (cioè quest’ultimo può solo fare normativa-cornice), tantissime competenze legislative (art. 117) tra cui: tutela della salute, professioni, ricerca, autonomia scolastica, produzione, trasporto e distribuzione energia, porti, aeroporti, ecc.

La legge 108/1968 (ancora vigente) prevede come siano strutturati i consigli regionali: ad esempio, al 2020 spettarono alla Regione Puglia 50 consiglieri (popolazione a 3 milioni e 900 Mila circa per Istat). Invece, per effetto della Legge 148/2011, di conversione del Decreto legge 138/2011 (art.14 in specifico), saranno 40 i consiglieri spettanti alle regioni sotto i 4 milioni di abitanti.

Prima riflessione: perché alle Regioni i cittadini eleggono meno consiglieri del Comune di Roma (48 consiglieri più 1 Sindaco)? Quale sarebbe il ragionamento logico non è dato sapersi.

Seconda riflessione: perché un ente come la Regione, con un carico di competenze corposissimo (ma non più importante) dello Stato centrale, per effetto del Titolo V modificato nel 2001, porta (in concreto politico) 27 persone di maggioranza + assessori e presidente a gestire la cosa pubblica quando ne occorrerebbero di più vista la enorme sproporzione di competenze rispetto al Parlamento?

Ne discende una valutazione composta di più parti.

Il taglio dei parlamentari unito alla riforma del Titolo V ed alla legge elettorale nazionale basata su listini bloccati (cioè l’elettore non vota direttamente il candidato ma la lista dove il candidato stesso è piazzato) contribuisce, evidentemente, a rafforzare oligarchie mascherate; quest’ultimi fattori insieme alla riduzione dei consiglieri regionali portano, inevitabilmente, ad avere due corpi legislativi (stato e regioni) sempre più destinati ad essere in mano a poche persone.

Esempio ulteriore: decidono politicamente della sanità di 4 milioni di pugliesi circa (stessa cosa più o meno in altre regioni a seconda della popolazione) solo una trentina di persone nonostante la complessità nazionale ed europea del settore e della materia. Per non parlare di produzione di energia, professioni, ricerca, ecc.

Tale contesto non fa che condurre la democrazia italiana verso l’auto-incriccamento sistemico.

Da qui nasce, implicitamente, una necessità interiore del sistema stesso: come rappresentare a più livelli legislativi interessi diffusi o meno che non trovano sbocco proporzionalmente delegato in Parlamento o nelle Regioni? L’assenza d risposta a questa domanda fa scattare un implicito invito a far crescere contesti lobbystici che sappiano affermarsi quali rappresentanti di interessi para-legislativi. Il ché sarebbe pure legittimo perché non per forza si tratta di agenti contro-legge.

A prescindere dalla considerazione che se ne si possa avere, di fatto, le lobby diventano (così facendo) un fenomeno funzionale se la politica tenta di auto limitare sé stessa per non perdere potere ciclicamente diversificato (a seconda di chi viene eletto e leaderizza il partito di riferimento). In poche parole: più la politica (ma vale anche i cittadini silenti o accondiscendenti) diminuisce i posti di potere (quindi con minore capacità potenziale di rappresentare), più essa favorisce oligarchie mascherate e nascita indotta di strutture lobbystiche che già per questo andrebbero regolamentate al più presto perché non sono né vietate né un male in quanto tali.

Allora, non vi andrebbe di cambiare tutto?

Alcune provocazioni ed idee:

1: SORTEGGIO DI 345 CITTADINI CHE POSSANO SVOLGERE IL RUOLO DI “PARLAMENTARE CALMIERATORE” DOPO IL TAGLIO AVVENUTO NELLA SCORSA LEGISLATURA AL FINE DI RIPRISTINARE QUOTE DI RAPPRESENTANZA E RAPPRESENTATIVITA’ PER COME VOLUTE DAI PADRI E DALLE MADRI COSTITUENTI;

2: RIFORMULARE I POTERI LEGISLATIVI DELLE REGIONI (E QUINDI REVISIONARE IL TITOLO V DELLA COSTITUZIONE) NONCHE’ RIDARE DIGNITA’ ALLE PROVINCIE IN TERMINI ELETTIVI E DI COMPETENZE DI PROSSIMITA’ TERRITORIALE PER RAFFORZARE IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA’;

3: ELIMINAZIONE DEI LISTINI BLOCCATI PER LE ELEZIONI LEGISLATIVE;

4. INTRODUZIONE DI UN IMPIANTO ELETTIVO NAZIONALE DI TIPO PROPORZIONALE CON EVENTUALE QUOTA MINIMA DI SEGGI ASSEGNATA AI LEADERS DI PARTITO (COSI’ VALORIZZANDO L’ART. 49 DELLA COSTITUZIONE) ELETTI, A LORO VOLTA, SU BASE DEMOCRATICA INTERNA; IL TUTTO CON L’EFFETTO DI DISCIPLINARE I PARTITI IN QUANTO TALI SUL PIANO NORMATIVO.

5: COSTITUZIONE DA STUDIARE IN OGNI AMBITO SCOLASTICO, UNIVERSITARIO, RICREATIVO, ECC. AL FINE DI RENDERE CONSAPEVOLI I CITTADINI DELL’IMPORTANZA DEL VOTO E DELLA VITA DEMOCRATICA PARTECIPATA

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