Droga, tanta droga per superare i dolori, le fatiche dei campi e continuare a lavorare. È il lato estremistico del caporalato, che non offre stipendi migliori, al massimo oppio per produrre di più. Nell’agro pontino sono stati riscontrati decine di casi di lavoratori bengalesi e cingalesi sfruttati da un gruppo di malavitosi stranieri (alcuni dei quali avevano precedenti penali per traffico di stupefacenti). Lavoravano per tutte le ore della giornata sotto il sole e il caldo, masticando golpe di oppio come prezioso antidolorifico per gli infortuni sul lavoro, per non fermarsi mai e aumentare la loro produttività. Immigrati tenuti sotto scacco anche in cambio del rilascio di documenti e permesso di soggiorno ottenuti solo dopo la corruzione di un dipendente comunale.

Ardea, Anzio e Nettuno: 5 arresti e 25 indagati

Una prassi iniziata già nell’epoca pre-covid, ad Ardea, con propaggini ad Anzio e Nettuno, e ora fatta terminare dai militari della Guardia di Finanza della compagnia di Pomezia, che all’alba di martedì ha arrestato cinque persone (3 in carcere e 2 ai domiciliari) quattro cittadini indiani e un cinquantenne italiano, dipendente del comune di Ardea dove si occupava del rilascio dei certificati di residenza che consentiva di ottenere il permesso di soggiorno temporaneo – pagando migliaia di euro – per motivi di lavoro a centinaia di braccianti.

I documenti falsi e l’oppio sequestrato

Altre 25 persone sono invece indagate nell’inchiesta della procura di Velletri, e il numero potrebbe aumentare nelle prossime settimane. Si pensa infatti ad un giro più grande dietro i 500 stranieri ‘regolarizzati’ sulla base di documenti falsi. In particolare il funzionario faceva risultare i lavoratori assunti come badanti o lavoratori stagionali, grazie anche alla complicità di decine di prestanome che dietro compenso affermavano di essere i loro datori di lavoro: fino a 10-15 lavoratori a testa. Nell’ambito dell’inchiesta è arrivato anche il sequestro di circa 90 chilogrammi di bulbi di papavero da oppio.

Redazione

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