Due episodi di pestaggi su due detenuti e scattano le misure cautelari. Sono stati infatti disposti gli arresti domiciliari per tre agenti penitenziari del carcere di Sollicciano. La procura di Firenze ipotizza i reati di tortura e di falso ideologico in atto pubblico. Altri sei agenti della struttura penitenziaria sono stati interdetti dal loro incarico per un anno ed è stata disposta per loro la misura dell’obbligo di dimora.

Gli episodi di violenze ai danni dei detenuti sarebbero due e risalirebbero al 2018 il primo e al maggio 2020 il secondo. I detenuti vittime delle violenze, scrive La Nazione, avrebbero riportato gravi lesioni come la rottura di un timpano e delle costole. I due sono un detenuto italiano e uno marocchino.

L’Ansa scrive che l’inchiesta coinvolgerebbe anche altri indagati. A capo della squadra di agenti responsabili delle presunte violenze, ci sarebbe stata una donna. Le misure cautelari sono state disposte dal gip su richiesta del pm Christine Von Borries. L’inchiesta è stata condotta anche attraverso intercettazioni ambientali nel carcere. A farla scattare gli accertamenti nati da alcune denunce per resistenza a pubblico ufficiale a carico dei detenuti presentate dagli stessi agenti.  Le indagini sono state condotte dal nucleo investigativo della polizia penitenziaria.

L’anno che si è appena concluso è stato un anno nero per le carceri italiane. A dicembre scorso sono circa 53mila i detenuti in galera per 47mila posti disponibili. A marzo, dopo la chiusura ai colloqui per la pandemia da coronavirus, sono morti durante le proteste in diverse carceri 14 detenuti, 9 a Modena. Secondo le autorità tutti per overdose dei farmaci rubati dalle infermerie. Con il passare delle settimane si sono moltiplicate le denunce e le voci di torture e violenze. Il caso più rumoroso è quello denunciato al carcere di Santa Maria Capua Vetere, nel casertano, 57 gli agenti indagati.