Il tema delle emissioni di metano è stato una sfida comune per oltre un decennio: è il gas climalterante più potente, con le emissioni più semplici e meno costose da ridurre. Nel 2024 è stato adottato un regolamento. Il dibattito si è riacceso ridosso del Consiglio “Trasporti, telecomunicazioni e energia” del 26 giugno 2026: undici Paesi dell’Unione europea, guidati, hanno chiesto alla Commissione europea di rinviare di almeno tre anni le principali disposizioni delle norme europee sul metano.

Secondo loro, un’applicazione immediata potrebbe mettere a rischio la sicurezza energetica dell’Europa in una fase di instabilità geopolitica. Secondo il documento visionato da Euronews, il metano non è in agenda del Consiglio. Il Commissario per l’Energia, Dan Jørgensen, già mercoledì 24 giugno, anticipava la posizione degli 11 Paesi membri, delineando i confini: “pronto ad ascoltare gli Stati e a valutare soluzioni flessibili per facilitare l’applicazione pratica delle regole”. Nessuna possibilità di “riaprire” o modificare il testo del regolamento sul metano, per difendere l’ambizione della legislazione climatica europea. La pressione degli interessi è stata forte: Stati Uniti e Qatar avrebbero preparato una lettera a Von der Leyen e Costa chiedendo di riscrivere le norme, con Algeria e Nigeria tra i cofirmatari. Il tema viene collegato, impropriamente, alla discussione sulla crisi di Hormuz, come variabile dell’emergenza geopolitica anziché come precondizione strutturale della sicurezza energetica. In Italia il disegno di legge governativo che recepisce il Regolamento (AS.1836) è arrivato in Senato, (con quattordici mesi di ritardo). Il punto delicato, per l’Italia, è cosa succederà se questa pressione esterna dei produttori downstream e degli USA — invece di rimanere nell’ambito delle raccomandazioni (soft law) — viene tradotta in un indirizzo che nazionalizzi la clausola di sicurezza. Un’attenuazione autoctona del regime sanzionatorio rischierebbe di trasformarla in un’infrazione per non conformità sostanziale.

La narrazione del rischio di fornitura si scontra coi dati. Secondo Rystad Energy i volumi di gas conformi agli standard OGMP 2.0 Level 5 (il top) disponibili nel 2027 sarebbero tre volte superiori alle attuali importazioni europee — e i soli volumi statunitensi conformi potrebbero coprire la domanda di importazione di gas dell’UE. Il Medio Oriente rappresenta il 4% delle importazioni europee di gas: lo shock di Hormuz colpisce i prezzi globali, ma non interrompe fisicamente le forniture all’Europa. Non c’è alcuna prova che il regolamento stia spingendo al rialzo i prezzi: i rincari si debbono alla crisi militare in corso. Invece, il metano sprecato nel flaring globale è cresciuto del 6% nel 2025, raggiungendo 167 miliardi di metri cubi — equivalenti a 54 miliardi di dollari — più dell’intero volume di GNL transitato da Hormuz nello stesso anno. Le soluzioni per ridurre le emissioni, ha dichiarato un responsabile del programma della Banca Mondiale- ci sono, ciò che manca sono regolamenti efficaci.” L’estate europea brucia mentre il dibattito si trascina. Le ondate di calore che colpiscono il Mediterraneo portano la firma di un sistema alterato, in cui il metano — con un potere climalterante ottanta volte superiore a quello della CO2 nel breve periodo — dovrebbe giocare un ruolo decisivo. È il gas su cui si può agire più rapidamente e a costi più contenuti: il 40% delle riduzioni nel settore oil & gas costa quasi zero, perché il gas recuperato copre i costi dell’intervento. Tra le ragioni addotte dal documento c’è la mancanza di percorsi di conformità disponibili a causa dell’assenza di metodologie di verifica e di atti attuativi. Le preoccupazioni per le verifiche hanno fondamento; la Commissione deve ancora adottare un protocollo di verifica conforme al regolamento per gli stati che accreditano i verificatori, che va chiarito entro il 1° gennaio 2027. I tempi sono piuttosto stretti. La questione è stata ampiamente discussa in un seminario tenutosi questa settimana con la Commissione, gli Stati membri, l’industria e gli organismi di accreditamento.

Una coalizione di organizzazioni della società civile (in Italia da Amici della Terra ad ECCO) ha già chiesto a giugno alla Commissione che l’eventuale flessibilità resti eccezionale, motivata caso per caso, non un sostituto permanente del regime sanzionatorio e oggi ha chiesto alla Von Der Layen ed ai ministri dell’energia che la Commissione emani con urgenza orientamenti transitori sulla verifica indipendente da parte di terzi ed incoraggi gli Stati membri a istituire, entro la fine del 2026, regimi sanzionatori nazionali chiari, graduali e prevedibili È la posizione più coerente con il diritto europeo e con gli obiettivi europei. Ed è anche la più utile per l’Italia: unico Paese Ue con operatori Gold Standard OGMP 2.0 lungo l’intera catena del valore della filiera — Eni a monte, Snam nel trasporto, Italgas nella distribuzione — è nella posizione migliore per guidare l’Europa nella cooperazione con i paesi esportatori. I paesi produttori non hanno bisogno di lezioni: ma di tecnologia, cooperazione e sicurezza di mercato. La legge in discussione lo garantisce — ma solo se il Parlamento italiano la approverà senza indebolirne l’impianto sanzionatorio. E se le disposizioni della Commissione, saranno tempestive. Rinviare o svuotare la norma o il regolamento significa rinunciare a quel ruolo proprio nel momento in cui sarebbe più utile esercitarlo.

Massimo Micucci

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