Cronaca
Flydubai, così i media hanno dirottato la notizia
Quello che sul volo Flydubai FZ1073 poteva diventare un nuovo 11 settembre è stato trasformato in un episodio della campagna elettorale di Netanyahu, con tanto di photo opportunity insieme al passeggero ancora sporco di sangue. Per una parte dei media, e ancor più sui social, il copilota che accoltella il comandante e tenta di far precipitare un aereo con 174 persone, quasi tutte israeliane, diventa una controversia su Netanyahu e una messinscena: il premier “sostiene”, il governo “afferma”, i ministri “parlano di terrorismo”.
In Italia l’esempio più clamoroso viene dall’Ansa, che titola: “Emergenza sul volo Flydubai per una lite tra pilota russo e copilota ucraino”. Un “guido io, no guido io” ad alta quota. Le nazionalità vengono corrette poco dopo in un nuovo lancio e in serata arrivano i primi resoconti sull’aggressore e sul sangue a bordo. Ma occorre attendere la mattina successiva perché la principale agenzia italiana presenti finalmente “gli eroi del volo Flydubai”, che “hanno bloccato l’assalitore e portato in salvo il volo”. Nel frattempo il titolo iniziale, sbagliato nei fatti e grottesco nel lessico, rimane online.
L’Ansa non è sola. Il Fatto Quotidiano titola: “Allarme dirottamento Dubai-Tel Aviv: era una lite tra piloti”, mentre riferisce del possibile tentativo di schianto. RaiNews lascia online il surreale “Israele: lite piloti, uno voleva schianto”. Il Manifesto richiama la notizia in prima pagina con il titolo “Dubai-Tel Aviv, coltellate e aereo in picchiata”. Michele Giorgio ricostruisce la dinamica, ma al terzo paragrafo “l’accaduto è subito finito al centro della campagna elettorale”. Persino l’atterraggio in Arabia Saudita viene collegato a una normalizzazione utile a “isolare maggiormente i palestinesi e la loro causa”.
All’estero, stesso canovaccio. Al Jazeera scrive che Netanyahu “sostiene” che uno dei piloti abbia cercato di provocare lo schianto e precisa che manca una “conferma indipendente”. Il Guardian parla di “apparente colluttazione”, Reuters di “rissa tra piloti”, il Washington Post mette nel titolo “dice Netanyahu”. In Francia 20 Minutes scrive che “Netanyahu afferma” che un pilota “avrebbe apparentemente” voluto far precipitare l’aereo. Attribuzione, condizionale, avverbio dubitativo: ogni precauzione è poca. Sui social cade anche l’ultima finzione. Sotto il video dell’incontro tra Netanyahu e il passeggero coperto di sangue scatta il riflesso pavloviano: “Propaganda sionista”, “Pagliacciate di distrazione di massa”, “Chi è il regista di questa sceneggiata?”. Quest’ultimo commento raccoglie 470 apprezzamenti. “Tanto Bibi è abituato a essere sporco di sangue” ne riceve 158.
Un uomo è appena scampato alla morte dopo essere entrato nella cabina di un aereo in picchiata e ha ancora il sangue addosso. Ma è israeliano: quel sangue diventa trucco di scena, propaganda, occasione per una battuta. Si nega ciò che si vede pur di non riconoscere agli israeliani il fatto di essere vittime. Il percorso è completo. Nei titoli era una “lite”, negli articoli una questione elettorale, sui social diventa una finzione. Dell’attacco non resta più nulla. Resta il “dividendo elettorale di Netanyahu”.
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