L'attentato
Terrorismo sul FlyDubai: chi dirotta la pace
Il piano terroristico che voleva far precipitare il volo FlyDubai su Tel Aviv puntava a interrompere il processo di pace che Netanyahu sta portando avanti con gli Emirati Arabi Uniti. Succede così ogni volta che Israele firma un accordo di pace, perché il terrorismo pro-Pal si nutre di guerra. Ricordate il 7 ottobre? È nato per inficiare la firma degli accordi di Abramo. Chi soffia sul fuoco del terrorismo ha un disegno: protrarre sine die il clima di allerta permanente e favorire l’estrema destra alle elezioni israeliane. Serve esasperare gli animi. Perché solo così i pro-Pal potranno veder fermentare la causa. E ricevere finanziamenti ancora maggiori dai munifici benefattori del fondamentalismo. Parliamo di miliardi.
Quella dei terroristi è una industria che vive di fake news e di bagni di sangue, moltiplicate le une e gli altri soprattutto in prossimità di elezioni e di accordi tra Israele e i suoi vicini arabi. È questo il punto politico della vicenda. Netanyahu sta lavorando per allargare il perimetro della normalizzazione e della cooperazione fra Israele e il mondo arabo. Gli Accordi di Abramo hanno aperto una strada che sembrava, per decenni, impraticabile: Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Marocco hanno normalizzato le relazioni con Israele. E prima del 7 ottobre 2023 erano in corso anche discussioni per una possibile normalizzazione fra Israele e Arabia Saudita. Tre giorni fa è stato siglato un ulteriore accordo tra lo Stato ebraico e gli Emirati.
È precisamente questa dinamica che la violenza terroristica ha interesse a spezzare. Il 7 ottobre non arrivò nel vuoto: intervenne per infiammare il Medio Oriente perché quello è il core business di quella florida e gigantesca industria che è la jihad. È un tema che non riguarda solo Israele. Riguarda l’Occidente. L’Europa. L’Italia. Anche per questo Il Riformista promuove un incontro pubblico per ricordare la tragedia del 7 ottobre – di cui una parte significativa del nostro Paese, politica e giornali in testa, non riesce ancora a parlare – nel suo terzo anniversario. Ci troveremo al Senato, lunedì 5 alle 10, per evitare che oltre all’aereo Flydubai i terroristi non riescano a dirottare anche quello che hanno davvero nel mirino: l’informazione e l’opinione pubblica.
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