Lo scivolone
Se Francesca Albanese può cambiare il significato di “antisemitismo”
Francesca Albanese ne ha combinata una davvero grossa. Intervistata da CLATEVisión, spiega che il significato originario del termine «antisemitismo» sarebbe «più ampio» dell’odio contro gli ebrei. Poi aggiunge quello che, a suo giudizio, dovrebbe essere l’argomento decisivo. Nei campi di concentramento nazisti, gli ebrei ridotti allo stremo venivano chiamati «Muselmänner», musulmani. Il ragionamento proposto da Albanese è questo: l’«antisemitismo» originario riguarderebbe tutti i popoli semitici e quindi non soltanto gli ebrei ma anche gli arabi; a dimostrarlo ci sarebbe il fatto che nei lager nazisti gli internati venivano anche chiamati «musulmani».
Sul significato di antisemitismo
Tutto gravemente sbagliato. La realtà storica e linguistica è completamente diversa. Il termine «antisemitismo» si afferma nell’Europa dell’Ottocento per indicare specificamente l’ostilità contro gli ebrei e non contro tutti coloro che parlano lingue semitiche. È associato in particolare al giornalista tedesco Wilhelm Marr, che nel 1879 introdusse il termine «antisemitismo» nel vocabolario politico e fondò la Antisemiten-Liga, sostenendo la necessità di contrastare la presunta minaccia rappresentata dagli ebrei per la Germania e propugnandone l’espulsione dal Paese. Il bersaglio erano dunque gli ebrei.
Il problema politico e culturale
Nel gergo concentrazionario, «Muselmann» non indicava l’appartenenza all’Islam, né aveva nulla a che vedere con il significato storico di «antisemitismo». E qui sta l’enorme problema politico e culturale. L’antisemitismo non è né un dettaglio né una questione terminologica, ma uno dei concetti fondamentali per comprendere la storia del Novecento e una delle sue più grandi tragedie, la Shoah.
Le scuse di Francesca Albanese
Il 28 settembre arrivano le scuse di Albanese su X, affidate a un post scritto in inglese. «Mi scuso sinceramente. Ho interpretato erroneamente il termine “Muselmann” (musulmano), usato nei campi nazisti per i prigionieri sull’orlo della morte, deducendone erroneamente che il termine antisemitismo significasse originariamente odio verso tutti i popoli semitici. In realtà fu coniato specificamente per indicare l’odio verso gli ebrei». Le scuse sono nette, ma resta l’enormità dell’errore. È difficile considerarlo un dettaglio per chi ricopre un incarico delle Nazioni Unite direttamente legato alla questione israelo-palestinese. Conoscere il significato storico dell’antisemitismo non è una raffinatezza filologica. È uno dei presupposti fondamentali per svolgere un incarico come quello affidatole dalle Nazioni Unite. Quello commesso da Albanese, più che un errore, è un orrore.
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