Politica
Giorgia Meloni non segue Vannacci, governa. Le battaglie che ha sempre condotto
Ma davvero qualcuno pensa che Giorgia Meloni abbia aspettato Roberto Vannacci per diventare Giorgia Meloni? A leggere certi commenti di queste settimane sembrerebbe proprio di sì. Il bollo auto? Meloni insegue Vannacci. Il decreto sulla scuola, il limite agli studenti che non conoscono adeguatamente l’italiano, il divieto di burqa e niqab? Meloni insegue Vannacci. Gli interventi sui carburanti? Sempre Vannacci. Ormai è diventato quasi un riflesso condizionato.
Peccato che Giorgia Meloni queste battaglie le conducesse quando Futuro Nazionale non esisteva e Roberto Vannacci faceva tutt’altro mestiere. Tasse, sicurezza, immigrazione, identità, integrazione, difesa del potere d’acquisto sono temi che appartengono da anni alla storia politica di Meloni e alla piattaforma con cui il centrodestra si è presentato agli italiani e ha stravinto le elezioni del 2022. Si può essere d’accordo oppure no. Si possono contestare i provvedimenti, giudicarli insufficienti, criticarne gli effetti. Ci mancherebbe. Ma almeno discutiamo di quelli. Perché trasformare ogni decisione del Governo nella prova di una presunta rincorsa a destra significa non conoscere Giorgia Meloni. O forse far finta di non conoscerla.
Prendiamo la scuola. Dire che l’integrazione passa anche dalla conoscenza della lingua italiana, affrontare il problema di classi nelle quali troppi ragazzi che non parlano adeguatamente italiano rischiano di rendere più difficile l’apprendimento per tutti, vietare a scuola burqa e niqab non significa essersi improvvisamente “vannaccizzati”. Sono temi e battaglie che appartengono da sempre alla destra e che Giorgia Meloni sosteneva ben prima di arrivare a Palazzo Chigi. La differenza è molto semplice: oggi governa. E quelle idee le sta trasformando in provvedimenti concreti.
Possiamo discutere se siano giusti o sbagliati, sufficienti o insufficienti. Ma raccontarli come il frutto della paura di perdere consenso a destra significa capovolgere causa ed effetto. Meloni non ha cambiato linea. Sta portando avanti quella con cui si è presentata agli italiani.
Poi ci sono le tasse. Il Governo interviene sul bollo e immediatamente parte la domanda: come lo finanziate? Domanda legittima. Fa però un certo effetto sentirla arrivare da Giuseppe Conte, protagonista della stagione del Superbonus, mentre il Movimento 5 Stelle mette sul tavolo proposte assai onerose come il “Capitale 18”. Ma questo è un altro discorso. O forse no. Perché mentre si discute, giustamente, di chi pagherà una riduzione delle tasse, sulle coperture delle promesse dell’opposizione mi pare ci sia molta meno curiosità.
Ed è qui che mi viene un dubbio: Vannacci serve molto più alla sinistra che a Giorgia Meloni. Forse è diventato il mezzo che una parte della sinistra ha trovato per provare ad attaccare Meloni là dove, fino ad oggi, non è riuscita a scalfirla. Il meccanismo ormai lo conosciamo: qualsiasi scelta su identità, tasse o sicurezza viene letta come una rincorsa a destra, come se l’agenda del Governo fosse improvvisamente dettata da qualcun altro. Così però non si discute più di ciò che Meloni fa. Si discute delle intenzioni che le vengono attribuite. E la narrazione è sempre quella: una premier impaurita, costretta a rincorrere a destra per non perdere consenso.
Una rappresentazione molto comoda. Perché se non riesci a mettere in difficoltà Meloni sui risultati, puoi sempre provare a raccontarla come ostaggio di qualcun altro. E in questo schema Vannacci funziona benissimo. Funziona soprattutto per quel campo largo che, più passa il tempo, più sembra restringersi. Che annaspa alla ricerca di una leadership condivisa, diviso su questioni fondamentali e soprattutto ancora senza un progetto comune davvero riconoscibile da contrapporre al centrodestra alle prossime elezioni. E, viste le condizioni in cui oggi si ritrova il centrosinistra, l’on. Vannacci è decisamente più utile e meno faticoso della costruzione di un programma comune. Del resto, non riuscendo a trovare qualcosa con cui governare insieme, almeno hanno trovato qualcuno contro cui stare insieme.
E Giorgia Meloni? Giorgia Meloni ha preparazione e grinta a sufficienza per non avere bisogno di inseguire nessuno. E chi la conosce sa che rincorrere qualcuno non è nel suo DNA politico. Semmai è abituata a scegliere una strada e provare ad arrivare fino in fondo. Oggi la sua priorità è completare le riforme che si era prefissata, continuare a rafforzare il peso e la credibilità dell’Italia nel mondo e arrivare alla fine del mandato riducendo ancora le tasse agli italiani. Dopo aver raggiunto anche il traguardo della longevità del suo Governo, la sfida è continuare sulla strada intrapresa e realizzare gli obiettivi per cui il centrodestra è stato votato dagli italiani.
Dopo anni di governi grillini e di sinistra e di maggioranze nate, disfatte e ricomposte nei palazzi, non sarebbe esattamente poco. Poi saranno gli italiani a giudicare. Vannacci farà la sua strada e saranno gli elettori a decidere quale spazio assegnargli. Giorgia Meloni, invece, non ha scoperto oggi la sicurezza, l’immigrazione, l’identità, l’integrazione o la necessità di abbassare le tasse. Meloni insegue gli obiettivi che si è data. Non certo Vannacci. E, nel frattempo, governa.
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