L'€conomista
Giuristi d’impresa, sì all’emendamento: l’Italia si allinei agli standard europei
L’ok della Commissione alla modifica sulla consulenza legale stragiudiziale consolida il ruolo dei legali interni nella governance economica. Adesso occorre colmare il ritardo con il resto del Vecchio Continente
L’approvazione in Commissione Giustizia dell’emendamento sulla consulenza legale stragiudiziale dei giuristi d’impresa rappresenta un passaggio cruciale. Non si tratta di una mera precisazione tecnica, ma della presa d’atto, da parte del legislatore, di una trasformazione ormai compiuta: la funzione legale interna è oggi un pilastro irrinunciabile nel sistema economico e produttivo.
Per troppo tempo il nostro ordinamento ha inseguito l’evoluzione dei modelli aziendali senza coglierne a pieno la complessità. Il giurista d’impresa ha smesso da anni di essere un semplice supporto tecnico per affermarsi come presidio strategico fondamentale, garante della compliance, della corretta governance e della gestione del rischio, nonché interlocutore primario di regolatori e mercati. L’intervento normativo appena approvato scongiura pericolosi passi indietro e consolida questo modello, garantendo l’indispensabile certezza del diritto a migliaia di professionisti e alle imprese in cui operano.
Tuttavia, derubricare questo risultato a una semplice rivendicazione di categoria sarebbe un errore di prospettiva. La solidità delle decisioni economiche è indissolubilmente legata alla qualità dell’infrastruttura giuridica che le sorregge. In un mercato globale in cui la competitività si gioca anche sul terreno delle regole, l’efficacia dei presìdi interni diventa un vero e proprio fattore di sviluppo. È proprio in quest’ottica che si inserisce l’urgenza di allineare l’Italia ai migliori standard europei. Il tema del legal privilege ne è l’esempio più evidente. Se in gran parte d’Europa la riservatezza delle comunicazioni dei legali interni è tutelata come strumento essenziale di buona governance, il nostro Paese sconta ancora un ritardo anacronistico, con ricadute tangibili sull’attrattività del nostro sistema economico. Le perplessità su una possibile riforma – spesso legate al timore di zone d’ombra rispetto ai poteri ispettivi – sono state ampiamente superate dall’esperienza internazionale. I modelli più maturi dimostrano infatti come sia assolutamente possibile bilanciare le esigenze investigative con la tutela della funzione preventiva del diritto.
L’emendamento odierno va quindi interpretato come la prima tappa di un disegno più organico. È il segnale che le istituzioni hanno compreso il valore della funzione legale interna, non per assecondare logiche corporative, ma per elevare la qualità complessiva del nostro ordinamento. Questo traguardo, che l’Associazione Italiana Giuristi d’Impresa ha perseguito con determinazione, è il frutto di un dialogo istituzionale costante e costruttivo, frutto di un’ampia convergenza parlamentare che dimostra come la valorizzazione della nostra professione sia avvertita come un interesse generale. Adesso occorre scongiurare il rischio, purtroppo frequente, di lasciare l’opera incompiuta. Servono coerenza e visione: dobbiamo superare anacronistiche contrapposizioni tra professioni legali e proseguire sulla strada delle riforme, consapevoli che il diritto non è un freno all’economia, ma la sua infrastruttura vitale. Aver riconosciuto il peso strategico dei giuristi d’impresa è un fatto positivo, ma il traguardo finale è più ambizioso: dotare l’Italia di un quadro normativo pienamente competitivo sullo scacchiere globale.
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