La sua colpa? Quella di aver inviato una e-mail mentre era sottoposto alla misura della semilibertà. Per questo l’avvocato Giuseppe Arnone, ex presidente di Legambiente Sicilia, consigliere comunale e più volte candidato sindaco di Agrigento, è stato spedito in carcere nella serata di lunedì 10 maggio, condotto nel carcere di contrada Petrusa ad Agrigento.

Arnone, più volte al centro delle cronache per le sue battaglie contro la magistratura e poi condannato per calunnia e diffamazione, aveva ottenuto di scontare le condanne in regime di semilibertà dopo un periodo di affidamento in prova.

Semilibertà che secondo il tribunale di Sorveglianza di Palermo avrebbe violato: negli ‘accordi’ era previsto che Arnone non potesse comunicare o inviare mail e note. La grave colpa contestata all’avvocato è quella di aver inviato una Pec proprio al tribunale di sorveglianza di Palermo per rivendicare il suo diritto di espressione.

Secondo l’avvocato di Arnone, Francesco Menallo, l’ex consigliere comunale di Agrigento non andava arrestato e va quindi scarcerato. Martedì mattina la casa circondariale in cui è attualmente detenuto Arnone ha inviato nota al tribunale di sorveglianza di Palermo, al dipartimento amministrazione penitenziaria, alla procura della repubblica di Agrigento e alle forze di polizia perché Arnone “risultava essere in licenza fino al 30 maggio prossimo” in base alle misure anti Covid e quindi “si prega la procura della Procura della Repubblica di voler inviare il relativo ordine di scarcerazione con decorrenza e fine pena”.

Secondo il legale di Arnone, l’avvocato “in base al decreto ristori, con meno di 18 mesi di pena residua, non dovrebbe stare in carcere”.

Prima dell’arresto Arnone aveva anche annunciato l’intenzione di iniziare uno sciopero della fame per ribadire la sua libertà di espressione.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia