In Commissione Ambiente
Il decreto Salva Milano è già nel dimenticatoio. Serve un dialogo maturo con la magistratura
Il decreto Salva Milano giace ormai sul fondo di un cassetto della Commissione Ambiente del Senato, nel faldone con su l’etichetta “cose da dimenticare”. Dopo l’arrivo a Palazzo Madama, il tentennamento del Pd e la presa d’atto da parte di Beppe Sala dell’assenza di condizioni politiche, hanno di fatto “sucidato” il provvedimento, lasciandolo impantanato e privo del sostegno politico necessario.
Ma Il fallimento del Salva Milano non deve trasformarsi in paralisi. Le questioni sollevate – dalla semplificazione delle procedure alla certezza del diritto per gli operatori – restano sul tavolo e richiedono risposte. Ma queste risposte possono e devono venire – a questo punto -dalla stessa metropoli, attraverso un ricorso intelligente e visionario agli strumenti normativi esistenti, un dialogo maturo con la magistratura e delibere comunali che garantiscano trasparenza e legalità. Intelligente e visionario, perché deve prendere atto del percorso fino a qui, ma guardare alla Milano futura.
Maturo, perché non fanno bene a nessuno inchieste che si smentiscono da sole, ma lasciano il segno. Delibere trasparenti perché c’è sempre chi è pronto a trovare opacità, anche dove non c’è. Milano ha sempre fatto scuola in Italia per innovazione amministrativa. Può farlo ancora, dimostrando che quando la politica nazionale non aiuta, se ne può fare a meno. Con la pazienza, l’equilibrio e la lucidità del buon governo della città.
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