Dopo Nicoletta Dosio, che aveva più di settant’anni, ora è toccato a Dana Lauriola, trentottenne. L’hanno presa di notte, ammanettata e trascinata in prigione. Ha ucciso qualcuno? Ha scassinato una gioielleria? Ha sparato, ha picchiato dei bambini, ha turlupinato dei vecchi? No, insieme ad un altro centinaio di suoi compagni di lotte (tra i quali Nicoletta) ha aperto per una mezz’oretta i caselli dell’Autostrada, in Val di Susa, qualche anno fa, lasciando che le automobili uscissero senza pagare. Neanche un ferito, neanche una persona spintonata o graffiata o contusa, neanche un danneggiamento a qualche oggetto. Niente di niente. Era una manifestazione politica contro la Tav.

Innocua, assolutamente non violenta. Ripeto: una manifestazione politica. I giudici hanno deciso che manifestare contro la Tav e aprire i caselli per mezz’ora è un crimine molto grave. E non solo hanno rifilato un anno di prigione a Nicoletta Dosio e addirittura due anni a Dana Lauriola, ma hanno anche negato la condizionale e persino la pena alternativa. A Nicoletta non hanno concesso la pena alternativa perché lei non l’ha chiesta. Dana invece l’ha chiesta ma gliel’ha negata perché – hanno detto – non aveva abiurato. Non ci credete? E invece è così. Sì, qui, in Italia – non in Cina o in Turchia, o in Iran – qui in Italia nel 2020. Ti chiedono di abiurare per attenuare la pena. una cosa fascista? Beh, non so, ci sono anche altri termini in politologia per descrivere decisioni di questo genere, ma più o meno è quello. Io dico fascista perché è un provvedimento che mi ricorda molto quelli che si prendevano in Italia, verso i dissidenti, tra il 1922 e il 1945.

Contro questo folle provvedimento dell’autorità giudiziaria si sono scagliati, per fortuna, diversi rappresentanti politici. Purtroppo tutti di sinistra. Così come si scagliarono contro l’incriminazione di Salvini diversi rappresentanti politici: purtroppo tutti di destra. Oltre ai rappresentanti della sinistra radicale (perché il Pd è molto più prudente visto che è favorevole alla Tav, e quindi non gli va di prendersela tanto coi giudici) si sono scagliati stavolta contro la magistratura anche i 5 Stelle. Deo Gratias. Per esempio è stato molto polemico il senatore Alberto Airola, che ha anche chiesto l’intervento di Mattarella. Giusto. Solo che il senatore dei 5 Stelle è riuscito, nel suo intervento garantista verso Dana Lauriola, a mettere una buona dose del tradizionale forcaiolismo del suo partito. Cioè che ha detto? Che bisognerebbe fare uscire Dana e mettere in prigione Formigoni (73 anni).

Ecco, in questa richiesta sta la chiave di tutto. Cioè si spiega perché poi alla fine, su qualunque fronte, vincono sempre i magistrati. Perché nessuno vive l’arresto di un avversario politico come una ferita alla democrazia e al diritto. Tutti vivono come una ferita solo l’arresto degli amici. E chiedono la liberazione degli amici e l’arresto dei nemici. In questo modo i magistrati non troveranno mai una opposizione politica. E faranno carne di porco dei pochissimi garantisti che ci sono ancora in circolazione. E che gridano, ascoltati da nessuno: «Liberate Dana, non arrestate Roberto».

Secondo voi c’è bisogno di essere No-tav per indignarsi della follia turca di chi l’ha arrestata? E c’è bisogno di essere di Comunione e Liberazione per capire che i magistrati tesero una trappola a Formigoni, e poi provarono perfino a far scattare contro di lui una legge retroattiva (una legge schifosa, la cosiddetta spazzacorrotti, che è meglio chiamare manette-facili)? Pensavo di no. Invece temo di si. Né gli uni né gli altri, temo, capiranno mai che per difendere dai soprusi i loro amici bisogna cominciare a difendere dai soprusi i propri avversari.
Guardate la vicenda Battisti: avete letto qualche riga sui giornali, o ascoltato qualche dichiarazione politica,o di intellettuali, in favore dell’applicazione pure per lui dello Stato di diritto? No. E non la leggerete mai.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.