Lo scaffale
Il Montalbano di Andrea Camilleri: dai suoi libri 34 tv movie per 1 miliardo di spettatori. Chi è il “contastorie” di Vigata
«Leonardo, io non la scrivo, perché non la so scrivere come la scriveresti tu». «E perché la vuoi scrivere come la scriverei io, scrivila cumu la sa scriviri tu». E lui la scrisse, quella storia, il libro si chiamò “La strage dimenticata” che uscì anni dopo, parlava ovviamente della Sicilia. “Lui” era Andrea Camilleri, “Leonardo” è naturalmente Sciascia: giganti della nostra letteratura che più passa il tempo più mancano. Certo Camilleri, perché meglio lo conosciamo tutti e tutti ne sapremmo riconoscere la voce alla prima sillaba o leggendone una riga.
Il libro di Savatteri su Andrea Camilleri
Ci manca, questo raffinato dispensatore di storie fantastiche, i “Montalbano” sicuramente ma non solo. E allora questo meraviglioso librone di Gaetano Savatteri, “Il contastorie di Vigàta – Andrea Camilleri in parole e immagini” (Rizzoli), è un fantastico regalo per tutti coloro che amano lo scrittore di Porto Empedocle non solo perché qui sono contenute decine di fotografie bellissime e non solo perché c’è tutta la lunga storia terrena di Camilleri, ma perché il corposo scritto di Savatteri è davvero bellissimo, luminoso, appassionato e mai retorico.
D’altra parte, Savatteri – com’è noto – è uno scrittore importantissimo anche lui (la popolare serie di “Makari”), un “selleriano”, cioè facente parte di una grande squadra di autori siciliani editi da Sellerio, grande “marchio di fabbrica”, e fu molto amico del padre di Montalbano: chi meglio avrebbe potuto rendere un così alto omaggio ad Andrea Camilleri? E dunque qui c’è più o meno tutto, di Camilleri, dall’infanzia agli anni della guerra, al lavoro in Rai, le prime esperienze letterarie, il trionfo, gli ultimi anni, la cecità esibita nei teatri rappresentando Tiresia, le interviste finali. Sul “caso Camilleri” si è scritto tantissimo, eppure le ragioni profonde del suo incredibile successo saranno indagate ancora.
Il Montalbano di Andrea Camilleri: dai suoi libri 34 tv movie per 1 miliardo di spettatori
Guardiamo le cifre così come le riporta Savatteri: almeno 120 libri, compresi oltre 30 con il commissario Montalbano, tradotti in oltre 30 lingue diverse, per un numero di copie di circa 30 milioni solo in Italia. Dai suoi libri e racconti sono stati tratti 34 tv movie per un numero complessivo di un miliardo e trecento milioni di telespettatori, i libri sui libri di Camilleri finora sono almeno 90. La Rai replica il Montalbano di Alberto Sironi, gran regista, all’infinito come una liturgia laica, e gli italiani che rispondono sempre presenti, e anche questo è un dato che fa comprendere come i muri delle nostre case siano impregnati della inconfondibile “aria di Camilleri”.
Già, quel profumo di basilico e di mare esala ancora dai volumetti blu Sellerio come se il tempo si fosse fermato davanti alla villetta di Montalbano, né si arrestano le vendite delle fantasmagoriche storie del “Birraio di Preston” o della “Concessione del telefono”, i romanzi senza il commissario di Vigàta (esattamente come si vendono tantissimo i “non Maigret” di Simenon, il “fratello francese” di Camilleri). C’è soprattutto, in questo prezioso libro di Savatteri, l’eco profonda della lingua camilleriana: «Mia madre diceva: “Beddu, cerca di non turnare tardu ‘a notti, picché mi fa’ stare in pinseri”. C’era il passaggio dal dialetto alla lingua – raccontava lui stesso –, il primo era una mozione dell’affetto, poi arrivava l’italiano notarile, ingiuntivo, l’italiano come lingua “altra”, qualcosa di diverso dai sentimenti». Camilleri “è” la Sicilia, o almeno una delle mille Sicilie che esistono anche se lui forse ha tentato di riassumerle tutte nel microcosmo di Vigàta, che com’è noto non esiste, e l’operazione venne fuori perfetta perché la Sicilia è come sospesa tra realtà e finzione, come Pirandello e Sciascia hanno insegnato. Sulla tomba di quest’ultimo, a Racalmuto, c’è una scritta: “Ce ne ricorderemo, di questo pianeta“. E Gaetano Savatteri così conclude il suo racconto: «Ce ne ricorderemo, di Andrea Camilleri».
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