Il voto
Il No al referendum è stato un giudizio sul governo: la sinistra si è rivolta alla pancia di un elettorato deluso
Gli italiani si sono espressi in modo significativo a favore del NO alla riforma costituzionale approvata dal Parlamento dopo le quattro letture previste e lo hanno fatto in sede referendaria con una partecipazione che ha raggiunto valori molto alti. Si chiedeva ai votanti se volessero dare compimento al dettato della stessa Costituzione di rendere paritetica la posizione di accusa e difesa nei processi, lasciando al giudice il giudizio finale.
Lo squilibrio che si era prodotto a partire dalla fine del secolo scorso, come evidenziato dalla testimonianza Palamara, il ruolo politico che l’ANM aveva assunto che ha portato all’inquinamento del sistema, era stato evidenziato da tutte le parti politiche a partire dalla sinistra, tanto che molte proposte erano emerse nel tempo, spesso a firma di uomini espressioni di quella parte, anche se quei valori sono stati dalla stessa sinistra rinnegati con abiura sospetta. Quello che non è stato forse chiaro è che gli italiani sono stati invitati a votare su due diversi referendum. Da subito si è compreso che i fautori del NO hanno chiesto di votare politicamente e non nel merito: si sono scatenate tutte le forze sconfitte alle politiche per tentare di aggregare una pluralità di forze uscite perdenti, prive di una qualsivoglia visione comune, ma solo tese alla ricerca di una rivincita.
Tutta la campagna referendaria si è svolta allora da un lato sul merito del quesito e dall’altro sulla volontà di abbattere il governo in carica. I fautori del SI hanno messo in campo squadre di tecnici per spiegare il senso della riforma, rivolgendosi a un mondo di indifferenti rispetto a temi tecnici che pochi erano in grado di destreggiare, mentre la sinistra ha furbescamente puntato sulla pancia di un elettorato nostalgico, deluso, sedotto da slogan falsi ma sedotto dalla possibilità di manifestare la propria opposizione allo stato di insofferenza rispetto alle paure ed agli effetti che le crisi internazionali hanno creato e che avvertono, attribuendone la responsabilità al governo. La risposta è stata tardiva e debole, basata sulla scelta iniziale di non voler trasformare quella che doveva essere una scelta consapevole di adeguamento del dettato della Legge Costituzionale al suo stesso spirito avviando una prima soluzione ai problemi di un sistema giudiziario che ha bisogno di significativi interventi.
È chiaro come il gioco sia stato spostato e le regole siano state modificate. Da parte della sinistra si è chiesto di fatto di trasformare una consultazione popolare in una sorta di elezione anticipata, mentre i promotori si sono trovati a dover fronteggiare con armi spuntate questa piroetta. Si può pensare che si sia trattato di un peccato di ingenuità, ma il fatto è che la stessa Meloni soffre le conseguenze di una coalizione nella quale sono in molti a scalpitare. Non credo che si arriverà a una crisi, né tantomeno penso che questo avvicinerà la data delle elezioni. Quello che appare chiaro è che la situazione sarà complessa se non si dovesse arrivare ad una modifica della legge elettorale.
Per la sinistra la cosa è ancora più difficile, in quanto la vittoria del SÌ sarà rivendicata dalla Schlein che ritiene così risolto il problema della leadership alle prossime elezioni, con posizioni che ricordano quanto avvenuto in Campania. Molto accadrà nei prossimi mesi, e un ruolo assai importante lo rivestirà la situazione internazionale, a cominciare dalla fibrillazione nelle cancellerie europee, le elezioni francesi e le guerre, che ormai iniziano a essere non solo elementi di turbativa locale, ma assumono la forma di un ridisegno del complesso equilibrio geopolitico mondiale.
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