Che weekend nervoso questo della destra italiana. Tajani che consiglia al figlio la ragazza “con la gonna più lunga” e la Meloni deve correre a dire che è “solo una frase uscita male”. A Pontida, il pratone della Lega è mezzo vuoto, Salvini se la prende con i giornali e chiede alla piazza: “Ho il mandato sì o no?!”. La premier che per non farsi scavalcare annuncia il tetto agli stranieri in classe… Ora, al di là del merito, qui colpiscono i toni. Sono risposte sciatte, affannate, tutte in rincorsa. Si sente che il fantasma di Vannacci è alle costole, e quando corri dietro a qualcuno vuol dire che il ritmo lo detta lui.

25 secoli fa, in Cina, un vecchio saggio di nome Lao Tsé, il padre del taoismo, scriveva “chi eccelle come guerriero non è mai collerico”. E allora io mi permetto di dare un consiglio alla destra: quando l’avversario incalza, la risposta nervosa è la peggiore, perché il nervosismo è la confessione involontaria di chi ha paura. La paura in politica si sente a chilometri di distanza. Gli elettori la fiutano ancora prima dei sondaggi.

Direttore de Il Riformista