La lezione di Tel Aviv alle società occidentali
In Israele la vita continua sotto l’ondata dei missili: il jogging, il brunch nella tarda mattinata, i fiori per lo Shabbat, persino i matrimoni
Gli israeliani sono compatti: vogliono resistere nonostante gli attacchi dell’Iran
TEL AVIV – A Tel Aviv si impara a vivere quasi normalmente durante la guerra. Al di là dell’incoscienza di pochi, a Tel Aviv, come nel resto d’Israele, esiste un manuale silenzioso, un protocollo non scritto, che allarga o restringe il ritmo della quotidianità a seconda delle giornate più o meno tranquille, a seconda del numero degli allarmi missilistici. La cosa che colpisce positivamente è vedere il tentativo, dopo quattro settimane di attacchi missilistici, di continuare a non farsi mancare il jogging quotidiano – qui praticato da migliaia di persone ogni giorno – di non perdere l’incontro con gli amici il venerdì per un brunch nella tarda mattinata, di comprare i fiori per l’entrata dello Shabbat e di non rinunciare al venerdì sera laico post-cena, quando migliaia di ragazzi si incontrano fino a tarda notte per un drink.
Questa è la famosa resilienza israeliana nei confronti della guerra, e spicca ancora di più di fronte alla pericolosità dei missili iraniani, spesso a grappolo, che hanno come unico obiettivo la popolazione civile. Il rovescio della medaglia è la tendenza a sottovalutare il pericolo, dovuta alla troppa sicurezza di riuscire a dominarlo. Da Tel Aviv e da Gerusalemme, chi scrive ha notato chiaramente questo fenomeno di apparente sottovalutazione del rischio. Israele è in questo momento compatto, e il pensiero generale è quello di resistere: eliminare il cancro degli ayatollah significa costruire un futuro migliore nel lungo periodo. I bar e i ristoranti, quando non suonano le sirene, sono pieni di gente, in maggioranza giovani. Questo approccio alla guerra – e quindi alla vita – è ormai radicato da sempre nella società israeliana.
Si è perso il conto di quante volte il popolo d’Israele si è trovato in una situazione di pericolo esistenziale. Vivere in modo normale durante un’emergenza nazionale è ormai una realtà consolidata. L’emergenza si concentra nei pochi minuti del suono della sirena che annuncia l’allarme. In quei momenti tutti si rifugiano nei luoghi predisposti e si accertano, con il telefono, che tutti i propri familiari siano al sicuro.
Ci si sposa anche in un periodo come questo, magari in modo più intimo, ma la vita continua in tutte le sue forme. In Israele non sono gli avvenimenti a dettare le regole della vita delle persone. Tutto questo è difficile da comprendere per le società occidentali dopo la Seconda guerra mondiale. Non è comprensibile, in Occidente, una vita sotto l’arrivo quotidiano dei missili.
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