Il caso urbanistico di Milano non è solo una vicenda giudiziaria o tecnica: tocca la vita concreta di molte persone. Dietro ai progetti fermi ci sono famiglie che hanno investito i risparmi di una vita e imprese che non sanno come procedere. Una situazione di stallo che si potrebbe in parte superare se il Comune inviasse ai costruttori una chiara indicazione sul da farsi — se rivedere i progetti o attivare i piani integrati — invece di rimandare mese dopo mese ogni decisione.

L’urbanistica milanese appare oggi paralizzata. Il Piano di Governo del Territorio è fermo da anni e l’assessorato è retto ad interim, privo di una guida stabile e competente. Aspettare un nuovo piano tra due anni non è sostenibile: servono subito interventi mirati sul Piano delle Regole, norme più chiare sulla demolizione e ricostruzione, e procedure semplificate che liberino uffici e tecnici dalla paura di sbagliare. Occorre anche maggiore trasparenza, come avviene a Bordeaux, dove le pratiche edilizie sono pubblicamente consultabili. Qualcuno in Forza Italia propone la nomina di un Commissario straordinario, una misura che potrebbe aiutare ma che non appare risolutiva. Sarebbe più utile un confronto diretto tra Procura, Comune e famiglie, per trovare insieme una soluzione equilibrata e condivisa. Anche eventuali oneri aggiuntivi per le imprese dovrebbero nascere da questo confronto, evitando così eventuali contenziosi legali.

Una legge nazionale potrebbe rappresentare una risposta strutturale, ma non avrebbe effetti immediati. E mentre la politica discute, famiglie e imprese rischiano di fallire. La sinistra, non avendo sostenuto una norma nazionale né proposto soluzioni alternative ne ha fatto solo una questione politica disinteressandosi di fatto del problema sia a livello nazionale che a Milano, dove dopo mesi di attesa, non sono riusciti a sbloccare nemmeno un progetto non ancora partito e non parlo di quelli sequestro. Un immobilismo tutto di sinistra che pesa sulla città e sui cittadini.

Mariangela Padalino

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