Lo scorso 25 febbraio, il ministro degli Esteri del Ghana, Samuel Okudzeto Ablakwa, si è recato a Kyiv dal presidente Zelensky per chiedere formalmente la liberazione di due mercenari ghanesi, ex combattenti fra le fila dei soldati russi, e posti agli arresti in Ucraina come prigionieri di guerra da alcune settimane. Zelensky ne ha profittato per ricordare al suo interlocutore che i mercenari ghanesi arruolati dalla Russia risultano oltre 270, di cui 55 deceduti in combattimento.

Insieme a Sud Africa, Kenya, Zimbabwe, Egitto e Camerun, il Ghana è uno dei Paesi africani di maggiore provenienza dei mercenari al soldo dell’esercito russo schierato contro Kyiv. In totale, secondo numeri raccolti sia dall’Istituto Francese di Relazioni Internazionali (IFRI) che dal sito indipendente All Eyes On Wagner, i combattenti africani al fianco dei russi sarebbero poco meno di 1800 unità, di cui circa un quarto caduti in operazioni belliche. È altamente probabile, in mancanza di statistiche ufficiali, che i numeri di soldati africani sul teatro russo-ucraino siano molto più elevati.

In precedenza, sia il Presidente sudafricano Ramaphosa, che quello kenyano Ruto avevano fatto appello direttamente a Putin affinché facesse tornare nei rispettivi Paesi alcuni dei loro combattenti sopravvissuti. Lo scorso febbraio una decina di militari sudafricani sono stati fatti rientrare da Mosca a Johannesburg dopo che si erano trovati nel mezzo di feroci combattimenti nel Donbass, ed avevano chiesto disperato aiuto alle autorità sudafricane per poter tornare rapidamente a casa; mentre sono 27 i militari kenyani, arruolati in modo fraudolento nell’esercito russo, rimpatriati dal Governo di Nairobi fra varie difficoltà tecnico-diplomatiche.

Il fenomeno dei mercenari africani assoldati dalla Russia provoca non poche preoccupazioni nei leader del Continente, e nuove forti tensioni fra alcuni Governi africani e quello di Mosca, che dal canto suo nega ogni coinvolgimento diretto. Provenienti da 36 Paesi africani, i giovani mercenari sono partiti per la Russia in modo autonomo e spontaneo, e non rientrano in alcun accordo formale di sostegno degli Stati di origine alla guerra contro Kyiv (come invece è successo per le truppe nordcoreane inviate a Mosca dal dittatore Kim Jong-un in base a un’intesa con Putin). Secondo le testimonianze dirette di alcuni di loro, sono stati per lo più attratti da pubblicità fuorvianti da parte di oscure agenzie russe operanti nei loro Paesi di origine o attraverso social network come Tik Tok, Telegram o siti del dark web. In appositi annunci vengono elencati una serie di benefici, come salari dell’ordine di 2500 euro al mese, rapide carriere, accesso alla residenza, a documenti di identità e finanche alla cittadinanza russa, oltre ad assicurazione medica, alloggio ed altri vantaggi di varia natura. Mentre in alcuni casi viene spiegato che si cercano effettivamente combattenti mercenari, in altri vengono offerti in modo generico posti di lavoro a livello tecnico, o di autista di mezzi pesanti, o di carattere logistico e medico-sanitario.

A fronte di paghe locali abituali di poche centinaia di dollari, molti giovani africani sono stati conquistati dalle promesse delle agenzie, per poi scoprirsi in situazioni ben differenti da quelle immaginate: privati quasi subito dei loro documenti personali, inviati sui luoghi di combattimento più rischiosi, dopo una brevissima preparazione militare, ed usati come “carne da cannone”, ciò che spiega l’elevato numero dei caduti sul totale degli arruolati. Anche l’emittente televisiva France 24 si è ampiamente soffermata sul tema, mostrando alcuni video in cui si ritraggono piccoli plotoni di africani con uniformi e fucili, accampati nella neve al fronte, o singoli soldati mandati allo sbaraglio: in un caso viene ritratto un giovane di nome Francis, kenyano, con una mina ad alto potenziale legata sull’addome, a cui viene spiegato in russo che egli dovrà creare una breccia fra le linee nemiche, grazie al suo sacrificio personale (del “kamikaze” Francis la famiglia dal Kenya non avrebbe più notizie da tempo).

Al Jazeera riporta il caso di Duncan Chege, un trentenne kenyano, adescato da un’agenzia russa con la promessa di un lavoro da autista di camion, e poi ritrovatosi con altri kenyani ed ugandesi sul fronte ucraino, da cui con una serie di escamotage e con l’ausilio della sua Ambasciata a Mosca è riuscito a scappare. Secondo il Kenya’s National Intelligence Service (NIS) sono circa un migliaio i kenyani reclutati per combattere nella guerra fra Russia ed Ucraina, un centinaio dei quali in prima linea, con un numero imprecisato di scomparsi, deceduti o feriti. Anche alcune centinaia di donne africane provenienti da Etiopia, Mali, Kenya, Benin etc. sono cadute nella rete ingannevole delle agenzie russe per il reclutamento: dopo la promessa di buoni guadagni, un miglior livello di vita che nei loro Paesi, e di un impiego nel settore ospedaliero, esse sono state destinate in realtà nelle industrie russe che costruiscono componenti per droni ed altri armamenti.

Risulta quanto meno strano che fra i flussi di mercenari africani al fronte russo-ucraino non figurino numeri superiori di giovani originari dei Paesi in cui più pervasiva è stata l’influenza di Mosca negli ultimi anni, come quelli retti da giunte militari (specialmente Mali, Niger, Burkina Faso e Guinea). In questo caso, oltre che ai richiami economici, avrebbero dovuto funzionare le leve ideologiche, per la profonda opera di propaganda anti-occidentale e filo-russa messa in campo prima dai mercenari della Wagner, e poi dalle forze militari dell’Africa Corps e dai servizi di intelligence moscoviti. Naturalmente, alcuni giovani africani (dalla Nigeria, Ghana, Camerun, Algeria, Marocco) si sono arruolati anche nella fila dell’esercito ucraino, ma si tratta di poche decine di volontari, per lo più già residenti in Ucraina, che si sono iscritti spontaneamente nella International Legion of Territorial Defense of Ukraine, sapendo fin dal principio ciò a cui andavano incontro.

È prevedibile che il tema del reclutamento ingannevole di giovani africani, anche sulla scia di nuovi riscontri fattuali nelle prossime settimane, possa diventare un irritant particolarmente urticante nelle relazioni della Russia con molti Governi del Continente, proprio in un momento in cui Putin cerca in tutti i modi di screditare la Francia e l’Occidente per il loro approccio neo-coloniale in Africa, costruendo una nuova partnership politica grazie anche alla membership nei BRICS, e consacrando ingenti investimenti nei settori militare e minerario continentale. Le attuali vicende della guerra in Iran e in Medio Oriente potranno però contribuire a distogliere l’attenzione da questa crisi “minore”.

Giuseppe Mistretta

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