La dura repressione per le strade delle città non è nuova nella storia recente dell’Iran, ma l’intensità e la diffusione geografica delle proteste attuali sono tali da suscitare timori profondi di un’escalation violenta e di un conflitto prolungato. Il regime, guidato dall’anziano Ayatollah Ali Khamenei, ha chiarito di non avere alcuna intenzione di cedere alle richieste di riforma. Anzi, ha elevato lo stato di allerta e minacciato pene estremamente severe, compresa la pena di morte per chi è considerato responsabile o “nemico dello Stato”. Una situazione drammatica, alla quale si contrappone la mancanza di impegno da parte di ampi settori della sinistra del nostro Paese.

Alcuni arrivano a interpretare il conflitto attraverso la lente anticoloniale o anti-imperialista, trascurando le richieste di libertà e diritti civili espresse dalla popolazione iraniana. Un atteggiamento che ricorda le parole di George Orwell, quando denunciava che “alcuni movimenti di sinistra sembrano talvolta più motivati da un rifiuto feroce della democrazia occidentale o da ammirazione per regimi autoritari, che dal sostegno concreto alle lotte di liberazione e di emancipazione”. Siamo di fronte a un forte disinteresse per le aspirazioni di milioni di persone che chiedono diritti fondamentali, autonomia femminile e fine di un sistema oppressivo. Le donne iraniane, in particolare, sono al centro di questa battaglia per la libertà. Negli ultimi anni hanno pagato un prezzo altissimo per sfidare l’obbligo dell’hijab e le restrizioni sociali, diventando simboli universali di resistenza e di coraggio. Le immagini di donne nelle piazze che bruciano simboli del potere o che guidano le marce non sono solo atti di protesta: incarnano la spinta verso una società più giusta e libera.

È dunque comprensibile e necessario che chi crede nei diritti umani, nell’uguaglianza di genere e nella libertà di espressione guardi con profonda solidarietà alle proteste in Iran. Restare in silenzio di fronte alla repressione brutalmente violenta significa, per molte persone nel mondo, ignorare la sofferenza di chi rischia la vita per chiedere dignità. La comunità internazionale, le forze politiche e civiche in Occidente e altrove dovrebbero assumere una posizione chiara a favore del diritto dei cittadini iraniani di manifestare pacificamente, di organizzarsi e di aspirare a un futuro in cui libertà e diritti fondamentali non siano concessioni ma realtà vissute ogni giorno. In un tempo in cui l’informazione può essere oscurata, questi movimenti e i loro sacrifici meritano di essere ascoltati e sostenuti. La solidarietà globale a chi lotta per la libertà non è solo un gesto morale, ma un contributo concreto affinché il mondo non dimentichi il valore universale dei diritti umani.