“‘Vattene da quegli schifosi come te, sei tutto sbagliato‘. mi gridava. Per lui i gay sono peggio dei criminali. Qui finalmente ho iniziato a dormire“. Alessandro racconta la sua storia. Era discriminato e minacciato, anche di morte, dal compagno della madre. Prima di entrare in una palazzina nella periferia di Roma Sud. Una casa che accoglie ragazzi omosessuali perseguitati e rifiutati dalle famiglie. Sono otto gli ospiti, tutti tra i 18 e i 20 anni, ma ogni anno le domande per entrare sono in media 400.

“Chi viene da noi ha soltanto terra bruciata intorno – racconta a Repubblica Fabrizio Marrazzo, ideatore della casa e presidente del Gay Center – Abbiamo visto giovani sottoposti a esorcismi, a cure psichiatriche coatte. L’intolleranza contro i gay è radicata e violenta. È stato un errore stralciare dalla legge sull’omofobia il reato di propaganda anti Lgbt. Le ragazze e i ragazzi che arrivano da noi, in fuga dall’orrore, sono vittime proprio di quella propaganda razzista”.

L’appartamento è finanziato dalla Croce Rossa. Gli ospiti possono rimanere fino a un anno con il supporto di psicologi, educatori, medici e tutela legale. La palazzina raccoglie storie di dolore e disperazione. Il primo caso quello della figlia di una famiglia di mafiosi minacciata di morte perché lesbica. “Carmela – racconta Marrazzo – si opponeva alla famiglia rivendicando la propria omosessualità. È riuscita a fuggire grazie a un cugino che l’ha avvertita del progetto sciagurato dei suoi genitori. In pigiama e soltanto con il cellulare in mano con cui ci ha avvertito. Abbiamo attivato le forze dell’ordine che l’hanno portata da noi. Per lei era già predisposta una vasca con l’acido. Oggi vive felicemente all’estero”.