«Donald Trump? È l’antitesi della democrazia. Ora è arrivato anche a minacciare Twitter, perché hanno osato correggerlo, che neanche Putin…». Ad affermarlo è Jody Williams, fondatrice della Campagna Internazionale per il Bando delle Mine Antiuomo, insignita del Premio Nobel per la pace nel 1997.

La scure di Donald Trump si è abbattuta anche sui social
Trump è già in campagna elettorale e adesso ha un altro nemico contro cui scagliarsi. Ciò che non riesce a controllare, cerca di annientarlo. Lui concepisce la libertà di espressione a senso unico. Quanto poi all’accusa a Twitter di interferire nelle elezioni presidenziali, avanzata dal presidente del Russiagate. La sfrontatezza di Trump non conosce limiti: proprio lui parla di correttezza d’informazione, lui che forte dei suoi oltre 80 milioni di followers, brandisce Twitter come arma politico-propagandistica, seminando anche teorie cospirative e oltre 16 mila affermazioni false o fuorvianti da quando è in carica, secondo un resoconto dei media. Sedicimila fake! Un record mondiale.

Intanto a Minneapolis continua la rivolta degli afroamericani, una rivolta che si sta estendendo ad altre città.
È il segno di una rabbia che covava da tempo. I responsabili della orribile fine di George Floyd devono dar conto in un’aula di tribunale del loro comportamento. La richiesta di giustizia va soddisfatta, ma resta il clima di odio contro gli afroamericani e i latinos che Donald Trump e i suoi consiglieri hanno alimentato.

Il Presidente ha accusato il sindaco di Minneapolis di «assoluta mancanza di leadership».
Se per questo ha anche definito Jacob Frey, un sindaco di “estrema sinistra”, come se questo fosse un marchio d’infamia. È lo stile-Trump: individuare il nemico di turno, accusarlo di essere un debole, usarlo come capro espiatorio. La via da seguire è quella della disobbedienza civile, della resistenza non violenta. È una via difficile, ma ciò che mi conforta è vedere che sempre più persone nel mio Paese, specie tra i giovani, sono disposti a seguirla, rischiando anche di finire in carcere. Mi auguro che questa ribellione morale possa passare dalle piazze ai seggi elettorali il 3 novembre prossimo. E porre fine ad un incubo. L’incubo Trump.

Lei non è mai stata tenera con The Donald…
Trump ha dato spazio alle componenti più retrive e pericolose della società americana. Con lui alla Casa Bianca i suprematisti bianchi si sono sentiti legittimati a portare avanti, e non solo a parole, le loro campagne di odio e di violenza contro le minoranze, le donne, i gay. Trump ha vinto le elezioni con lo slogan “America first”, e in questa idea di America, bianca, suprematista, l’inclusione è bandita. È davvero capace di tutto, e lo ha ampiamente dimostrato, contro gli immigrati, contro le donne. Ha cancellato i finanziamenti del governo federale a tutte le organizzazioni che praticano o fanno informazione sulle interruzioni di gravidanza nel mondo, ha smantellato l’“Obamacare” lasciando così venti milioni di persone senza sanità pubblica, con le conseguenze disastrose che stiamo vivendo nell’affrontare la crisi pandemica: pur di non assumersi le sue responsabilità, Trump si è prima inventato ridicole soluzioni ‘mediche’ e poi, visto la figuraccia fatta, ha provato con la storia del virus generato in un laboratorio cinese. Tutti sono colpevoli, tranne lui.

Le donne sono state in prima fila nel movimento anti-Trump.
Hanno compreso sulla propria pelle che ogni atto di Trump, in ogni ambito della sfera pubblica e sociale, ha una impronta sessista. L’ideologia che ispira Trump è quella dei suprematisti bianchi, coloro che considerano non solo gli afroamericani ma anche le donne come razza inferiore. Sessismo e razzismo si tengono assieme. Le donne subiscono questa oppressione come lavoratrici, madri, in ogni ambito del loro essere. Stiamo lottando per dei diritti che si ritenevano ormai consolidati ma che Trump ha smantellato, giorno dopo giorno.