Travolta dalle violente proteste scatenate dall’uccisione di un altro afroamericano da parte della polizia, Minneapolis brucia. I video dell’arresto finito in tragedia lunedì sono stati diffusi online e hanno scatenato un’ondata di nuove manifestazioni contro il razzismo istituzionale, sulla scia del movimento ‘Black lives matter‘ nato dopo che nel 2012 il 17enne disarmato Trayvon Martin fu ucciso in Florida da un vigilante.

Nei filmati si vedono i poliziotti di Minneapolis mentre arrestano il 46enne George Floyd, chiamati da un negoziante per il sospetto che avesse usato denaro falso, e poi un agente bianco che blocca l’uomo a terra. Gli preme un ginocchio sul collo per 8 minuti: Floyd fatica a respirare e chiede aiuto, ma il poliziotto non cambia posizione. Il 46enne, alla fine, è immobile. Quattro agenti di polizia sono stati licenziati e il sindaco di Minneapolis Jacob Frey, chiedendo che il poliziotto venga incriminato, ha dichiarato a Cbs: “Se Floyd fosse stato bianco, sarebbe vivo“.

Sui muri di Minneapolis e di altre città sono comparse scritte con le parole ‘I can’t breathe‘ (non riesco a respirare), frase che diventò un macabro slogan dopo che Eric Garner nel 2014 lo ripeté prima di morire soffocato dalla stretta al collo infertagli da un poliziotto. Nello stesso anno era stato ucciso dalla polizia anche il 18enne Michael Brown a Ferguson, scatenando altre violente proteste.

E ora a Minneapolis sembrano cadere nel vuoto gli appelli alla calma. Per due notti di fila, centinaia di persone sono scese in strada con cartelli che chiedevano il rispetto della popolazione afroamericana. Ma gruppi di persone hanno anche appiccato incendi e saccheggiato negozi, lasciando una scia di danni lunga chilometri, e la polizia ha usato gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Il sindaco ha chiesto al governatore Tim Walz l’intervento della Guardia nazionale e ha aggiunto: “Per favore, Minneapolis, non lasciamo che una tragedia ne causi un’altra”.

La seconda notte di proteste ha registrato anche un decesso: un uomo è stato ritrovato ucciso da colpi d’arma da fuoco, secondo la polizia forse colpito da un negoziante. Le manifestazioni, intanto, si sono allargante ad altre città. In California centinaia di persone hanno bloccato una strada di Los Angeles e rotto i vetri delle finestre di una sede della polizia. Sui social media dilagano in tutto il mondo i post e le fotografie contro le violenze razziste.

A dare forza al movimento è stata anche la presa di posizione di alcune celebrità, come il fuoriclasse dell’Nba Lebron James che si è allenato con una maglietta con la scritta ‘I can’t breathe’, o il regista Spike Lee che ha condiviso vari post di denuncia. Il ministero della Giustizia e l’Fbi a Minneapolis intanto hanno promesso una “efficace indagine criminale” e di portare avanti il caso come priorità, dopo che mercoledì il presidente Donald Trump aveva domandato di velocizzare le indagini.