Tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Twitter è guerra vera. Il tycoon ha infatti minacciato il social network, di gran lunga il suo mezzo di comunicazione preferito per lanciare i suoi messaggio e il suo ‘verbo’, di chiusura.

Una ripicca nei confronti di Twitter, che per la prima volta ha definito due tweet di Trump come “potenzialmente fuorvianti”, inserendo alla fine del testo un disclaimer (“scopri i fatti relativi alle votazioni per corrispondenza, ndr) che rimanda al fact-checking sul presunto scandalo della frode degli elettori chiamati al voto per posta, una bufala ampiamente cavalcata dal presidente americano.

Il social non ha una funzione per segnalare notizie false, come per esempio Facebook, ma da tempo diversi osservatori chiedevano provvedimenti contro il presidente americano, che ha oltre 80 milioni di followers. In passato Twitter si era rifiutata di segnalare come inappropriati i tweet di Trump, sostenendo di non voler censurare il tycoon per non polarizzare ulteriormente il già infuocato dibattito politico negli Stati Uniti.

Trump aveva replicato stizzito accusando Twitter di “interferire nelle elezioni presidenziali del 2020. Stanno dicendo che la mia affermazione sul voto per posta, che porterà a una massiccia corruzione e frode, è errata, basandosi sul controllo dei fatti da parte di CNN, Amazon, Washington Post. Twitter sta soffocando completamente la libertà di parola e io, come presidente, non permetterò che accada”.

Tutto finito? Neanche per idea. Il presidente, sempre su Twitter, è tornato alla carica poche ore dopo con una minaccia chiarissima: “I repubblicani – ha scritto Trump – sentono che le piattaforme dei social media mettono completamente a tacere le voci dei conservatori. Faremo dei regolamenti oppure li chiuderemo perché non possiamo permettere che questo accada. Abbiamo visto cosa hanno cercato di fare, e non gli è riuscito nel 2016. Non possiamo permettere che ciò accada di nuovo, in maniera più sofisticata. Proprio come non possiamo permettere che elezioni via posta diventino un metodo radicato nel Paese”.

La mossa di Twitter, che non aveva mai ‘censurato’ il tycoon, segue la lettera inviata all’amministratore delegato Jack Dorsey di  Lori Klausutis, poi diventata pubblica. Nella missiva Timothy Klausutis chieva infatti al social network di cancellare alcuni tweet di Trump sulla defunta moglie, giudicati “orribili bugie”. La donna, morta nel 2001 a seguito di complicazioni per una malattia cardiaca, era finita al centro di una strumentalizzazione del presidente che aveva tirato in ballo Joe Scarborough, congressista della Florida all’epoca dei fatti. Trump aveva twittato diverse volte rilanciando teorie complottiste che legavano la morte di Klausutis, che lavorava per Scarborough , all’ex congressista.