La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che la legge sui diritti civili del 1964, Civil Rights Act, protegge le persone Lgbt dalla discriminazione sul lavoro. I giudici, la cui maggioranza è conservatrice, hanno stabilito 6 contro 3 che il Titolo VII vieta la discriminazione basata su identità di genere e orientamento sessuale.

“Un datore di lavoro che licenzi una persona perché omosessuale o transgender, la licenzia per caratteristiche o azioni che non avrebbe contestato in persone di diversa sessualità. Quest’ultima ha un ruolo necessario ed evidente nella decisione, proprio come vieta il Titolo VII”, ha dichiarato il giudice Neil Gorsuch.

La decisone è particolarmente importante anche per la composizione della Corte, sempre più a destra con le nomine del presidente Donald Trump di Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh. A favore infatti hanno votato lo stesso Gorsuch e il presidente John Roberts.

La scelta della Corte suprema di basa sull’esame di tre casi distinti: quello di Donald Zarda, istruttore di paracadutismo di New York nel frattempo deceduto, con la vicenda portata avanti dalla sorella e dal suo partner; quello di Aimee Stephens, donna transgender del Michigan che aveva accusato il suo capo, proprietario di un’agenzia di pompe funebri, di averla licenziata a seguito dell’operazione per cambiare genere; e quello di Gerald Bostock, che sosteneneva di esser stato licenziato dopo essersi iscritto ad un campionato di softball per omosessuali.

La Corte aveva iniziato ad occuparsi della questione lo scorso anno. Attualmente sono solamente 22 gli Stati americani (più Washington DC) ad aver adottato leggi che proteggono un lavoratore dall’essere licenziato perché gay o transgender.