Da vicini di casa separati solo dal braccio di mare del Canale d’Otranto, ad amici per la pelle. Un’accelerazione impressa dalla prima intesa già due anni fa, sui “famigerati” centri per i migranti, che procedono con continui stop and go. Ieri, al termine del vertice, Giorgia Meloni ha insistito: “Non tutti hanno compreso la validità del modello, tanti hanno lavorato per frenarlo o bloccarlo, ma noi siamo determinati ad andare avanti, perché è un meccanismo che ha la potenzialità di cambiare il paradigma sulla gestione dell’immigrazione”. Insomma, nemo propheta in patria: “Ci sono alcune nazioni europee che da tempo cercano di inserirsi nella stessa iniziativa perché tutti comprendono che è rivoluzionaria”.

Ora però si procede a tutto tondo: dal rapporto occasionale al fidanzamento ufficiale. D’altra parte, l’intesa personale tra i due leader c’è ed è forte. Stavolta niente inchini come era successo nei due incontri precedenti, ma un abbraccio prolungato. In pratica, dall’ingresso di Villa Pamphilj fino al Casino del Bel Respiro, dove è andato in scena il colloquio bilaterale. È il cerimoniale del primo vertice intergovernativo Italia-Albania, che mette a confronto la premier Meloni e il primo ministro Edi Rama. Con molta sostanza sul tavolo: oltre all’accordo principale, vengono firmate altre 15 intese, dall’energia alla Difesa. Non a caso, Rama la commenta così sui suoi social: “Un’altra giornata storica nelle relazioni storiche del nostro Paese”. Poi sul protocollo sorride: “Lo rifarei 100 volte”.

Nella sessione plenaria partecipa praticamente tutto l’esecutivo, con la presenza dei ministri di Esteri, Interno, Giustizia, Difesa e di altri settori chiave come l’Energia e la Cultura. Al centro dell’agenda naturalmente anche lo scenario internazionale, la guerra in Ucraina, e lo stato dei rapporti con Vladimir Putin. Più il piatto forte di Tirana: il percorso di adesione all’Ue che ha un sostenitore in prima fila, l’Italia. Infatti il primo ministro albanese commenta: “Sarebbe veramente la ciliegina sulla torta se nel 2028, quando l’Italia avrà la presidenza del Consiglio europeo, partissero i negoziati per la nostra adesione all’Ue”. La cooperazione strategica firmata ieri è ampia e tocca sanità, energia, ambiente, sicurezza e Difesa. Si estende inoltre alla gestione della migrazione irregolare, all’istruzione, all’innovazione, alla diaspora e alla crescita economica.

La premier è soddisfatta: “È una giornata che per i nostri rapporti si può definire storica anche per la quantità e la qualità di intese sottoscritte”. Largo ai sentimenti: “Siamo stati tutti un po’ commossi nel vedere la nostra plenaria con quasi 20 ministri che hanno parlato italiano senza la traduzione, questo evidenzia quanto l’Italia sia stata un riferimento per l’Albania in questi anni”. Sul fronte delle relazioni, la presidente del Consiglio dettaglia i numeri: “In Albania ci sono 3mila imprese italiane“. Infine la notizia: “Faremo un business forum Italia-Albania, che con il primo ministro Rama vorremmo fissare nei primi sei mesi del 2026”.

Se nella Capitale la giornata è dedicata alla politica internazionale, a Milano la protagonista è la Cassazione, che fa praticamente piazza pulita dell’inchiesta che aveva colpito la Giunta di Giuseppe Sala. L’organo supremo della giustizia ieri ha spazzato via le misure interdittive per l’ex assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi, per l’ex presidente della Commissione paesaggio Giuseppe Marinoni e per il manager Federico Pella. Non solo: confermati i provvedimenti del Tribunale del Riesame, che lo scorso agosto aveva revocato – per assenza di gravi indizi sulla presunta corruzione – gli arresti domiciliari per il Ceo di Coima, Manfredi Catella, e per uno dei componenti della Commissione paesaggio del Comune, l’architetto Alessandro Scandurra. Nonché la misura cautelare per il patron di Bluestone, Andrea Bezziccheri, l’unico che era finito in carcere, a fine luglio, nell’ambito della maxi inchiesta sulla gestione dell’urbanistica.

Un gigantesco “di cosa stiamo parlando?”, proprio alla vigilia del referendum sulla separazione delle carriere dei giudici. Con la Corte Suprema che stabilisce che quegli arresti furono sbagliati. Tanto clamore per nulla. Prende la palla al balzo il primo cittadino Sala: “Serve un dialogo vero con la Procura, perché così la città resta in uno stallo. Quello che serve è parlarsi”. Dalle intese solide che si raggiungono a Roma, a un altro castello di carta che deflagra a Milano.