Sono disperata, mi hanno riconosciuta da quel video“. Sono le parole della donna ucraina di 55 anni vittima della violenza sessuale andata in scena nella notte di domenica 22 agosto in pieno centro a Piacenza. Ascoltata dagli inquirenti dopo il ricovero in ospedale, la donna, che vive e lavora in Italia da anni, ha spiegato di essere turbata perché a causa della diffusione del filmato, pubblicato da alcuni media (molti l’hanno pixellato rendendo i protagonisti irriconoscibili) e ripreso dai politici sui social, in primis Giorgia Meloni (anche la presidente di Fratelli d’Italia ha oscurato tutto).

Non si placano dunque le polemiche per la diffusione del filmato della violenza sessuale commessa da un 27enne della Guinea, richiedente asilo in Italia, e diventato virale in rete. La Procura di Piacenza lunedì ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per il reato di ‘diffusione senza consenso di materiale riproducente atti sessuali‘ in relazione al video dello stupro. Sono in corso accertamenti della Questura e della Polizia Postale. Intanto Facebook, Instagram e Twitter hanno rimosso il filmato perché viola le loro regole. Al posto del tweet appare la scritta “Questo tweet ha violato le regole di Twitter”, corredata da un link che rimanda alle norme della piattaforma. Sui social del gruppo Meta, invece, le norme violate sono quelle relative al cosiddetto ‘Sfruttamento sessuale di adulti‘.

In mattinata c’è stata l’udienza di convalida del fermo del 27enne, operaio incensurato arrivato in Italia nel 2014 con uno sbarco sulle coste siciliane. Il Gip del Tribunale di Piacenza ha convalidato l’arresto per violenza sessuale aggravata e lesioni,  disponendo la custodia cautelare in carcere mentre l’avvocato dell’uomo, il legale Nadia Fiorani, aveva chiesto la scarcerazione. Secondo quanto riferito dall’agenzia Agi, il 27enne ha risposto alle domande del magistrato fornendo una versione dei fatti diversa: avrebbe infatti detto di non aver avuto alcuna volontà di fare del male alla donna, ma di essersi avvicinato per soccorrerla, pensando che stesse male e respingendo dunque le accuse. Il giovane, che risiede a Reggio Emilia, ha riferito di aver passato la notte tra sabato e domenica in una discoteca.

Nel provvedimento di convalida dell’arresto, il giudice fa però riferimento al video e alle dichiarazioni del cittadino che ha ripreso la presunta violenza per confermare la presenza di “gravi indizi di colpevolezza” a carico dell’indagato perché il filmato “riprende momenti cruenti della violenza“.

L’uomo, dopo l’arrivo in Sicilia nel gennaio del 2014, in un primo periodo ha abitato a Gorizia. In Friuli Venezia Giulia ha presentato richiesta di asilo che è stata approvata nel maggio dello stesso anno dalla commissione territoriale di Trieste. Nel luglio del 2014 il 27enne ha chiesto il permesso di soggiorno per motivi umanitari alla Questura di Reggio Emilia, dove risiede attualmente. Permesso poi rinnovato nel 2015 e nel 2017. Nel giugno scorso, invece, la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la richiesta di rinnovo avanzata dall’uomo. Decisione che è stata notificata al 27enne dopo il suo arresto.

Tornando al dibattito politico e allo scontro tra Giorgia Meloni ed Enrico Letta sulla diffusione del video, sulla vicenda è intervenuto anche Matteo Salvini della Lega (“Il problema non è il video, è lo stupro: c’è un problema educativo e di rispetto delle regole, più che preoccuparci dei video e dei tweet mi preoccupa di come prevenire questo reato” ed Emma Bonino, leader di +Europa, (“Per me il tema scandaloso sono il femminicidio e lo stupro. Che poi si vedano o meno è un altro discorso. Ho fatto tutta una lotta perché lo stupro – usato come arma durante la guerra in ex Jugoslavia – entrasse fra i crimini di guerra. Il video non mi scandalizza, ma lo stupro in sé”).

 

Redazione