Si rischia di essere scontati, ma parlando di Martina Trevisan non si può evitare il termine “favola”. Una definizione probabilmente riduttiva per il capolavoro realizzato domenica dalla tennista italiana, 26 anni, che ha conquistato l’accesso ai quarti di finale del Roland Garros, lo Slam di Parigi, superando la numero 5 del seeding Kiki Bertens.

Dietro la rinascita di Martina c’è una battaglia contro l’anoressia, un tunnel che l’ha inghiottita tra il 2009 e il 2014, quando aveva 16 anni, costringendo la promettente tennista, che da junior aveva fatto vedere colpi da predestinata (raggiunse le semifinali in doppio al Roland Garros Juniores e a Wimbledon Juniores), a smettere col tennis e ad arrivare a pesare 46 chili.

Anni di buio raccontati in una intervista al Corriere della Sera: “Dentro di me avevo un tarlo. Stavo male e non capivo perché. Soprattutto, avevo paura a dirlo. Sentivo di non essere più in grado di gestire quel che mi girava intorno. Le pressioni sul mio rendimento, i problemi in famiglia (il divorzio tra i genitori, ndr). A ripensarci ora, avrei dovuto fermarmi e scendere: forse non mi sarei ammalata. Ma andava tutto così veloce, e io era una adolescente. Che all’improvviso si è sentita schiacciata da un peso enorme. Che non è andato via neanche quando ho deciso di smettere”.

La svolta fondamentale arriva quando Martina realizza di aver bisogno di un aiuto professionale, affidandosi ad una psicologa. “Credo sia questa la cosa più importante. Riconoscere di non farcela da sola. Ho avuto la fortuna di trovare una persona che mi ha sorretto ogni volta che pensavo di non farcela”, riconosce oggi la tennista, che il prossimo 3 novembre compirà 27 anni.

Dal 2014 la lenta e costante risalita, col ritorno in campo in sordina nei campi minori fino all’accesso al primo turno dell’Australian Open di quest’anno, il primo Slam disputato prima dell’emergenza Coronavirus.