Si moltiplicano le ronde di cittadini che, non avendo evidentemente fiducia nelle istituzioni, cercano da sé la soluzione ai problemi della sicurezza. L’ultimo episodio è avvenuto l’altra settimana a Rozzano, comune alle porte di Milano, dove all’indomani dell’aggressione di una donna da parte di un cittadino marocchino è scattata la caccia all’immigrato per linciarlo, un po’ come accadeva in Alabama. Le proteste sono diventate virali grazie ai video effettuati da numerosi youtuber. Una situazione che ha allarmato Antonio Sbordone, questore di Venezia, secondo cui le attività degli youtuber che si “presentato come paladini dell’antidegrado costituiscono un pericolo perché mettono a rischio l’incolumità pubblica”. Il problema, ha aggiunto, nasce quando queste iniziative diventano “plateali e strumentali”, alimentate dalla “ricerca di visibilità e da una continua escalation”.

Nella Capitale uno di questi paladini dell’antidegrado è l’ex pugile Simone Ruzzi, alias Cicalone. Ruzzi, a differenza dei suoi colleghi, non si limita più a raccontare il disagio delle periferie e delle metropolitane romane, ma sale direttamente sulle autoradio dei carabinieri e realizza video sugli interventi a cui assiste. Pattugliamenti, liti, persone in stato di alterazione, arresti: la quotidianità dell’attività dell’Arma diventa materiale per il suo canale da cui trae profitto. Per far luce sul rapporto Cicalone-Arma, nelle scorse settimane Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd alla Camera, ha presentato una interrogazione, al momento senza risposta, ai ministri dell’Interno e della Difesa. “A quale titolo e con quali autorizzazioni è stato consentito a soggetti privati di assistere e riprendere interventi di polizia giudiziaria e ordine pubblico a bordo dei mezzi di servizio”, ha chiesto Serracchiani a Matteo Piantedosi e Guido Crosetto. Ed inoltre: “Quali direttive sono state impartite ai comandi e quali limiti sono stati previsti per la ripresa e la diffusione delle immagini di persone vulnerabili?”.

La questione, infatti, va oltre Cicalone, neo testimonial delle attività istituzionali della Benemerita comandata dal generale Salvatore Luongo. Uno youtuber non è un giornalista e non è sottoposto alle rigide regole deontologiche che ne disciplinano l’esercizio della professione. Se l’Arma decide di consentire ad un cittadino di seguire i propri uomini durante gli interventi, è ragionevole chiedere quali siano gli accordi della collaborazione: che cosa può essere ripreso, che cosa può essere pubblicato, come vengono tutelate le persone coinvolte e chi verifica il rispetto di queste condizioni. Se l’obiettivo è utilizzare i social per avvicinare i cittadini ai carabinieri, ed incentivare ad esempio anche gli arruolamenti che in questo periodo risultano in sofferenza, è una scelta che può essere discussa. Ma proprio perché è una scelta istituzionale, la trasparenza, soprattutto quando si sceglie il testimonial, deve essere massima. Il rischio è poi pentirsene, come accaduto all’Associazione nazionale magistrati con Sigfrido Ranucci: prima osannato in Cassazione come volto per il No al referendum sul Csm ed ora scaricato dopo le bombe in amicizia di Valter Lavitola.

Cicalone, comunque, non è soltanto un “osservatore” del degrado, essendo noto il suo rapporto di stima, di cui non fa mistero, con Roberto Vannacci. Nei suoi video la cronaca finisce sempre per intrecciarsi con la politica a cui l’Arma dovrebbe rimanere estranea. L’ultimo filmato, “Degrado e Paura”, su quanto avviene a viale Palmiro Togliatti, a parte l’intervento dei carabinieri contro i pusher, è di fatto una critica all’amministrazione del sindaco Roberto Gualtieri, accusata di non pulire le strade, non raccogliere i rifiuti e anche di non portare a termine le opere pubbliche, come appunto la maxi tranvia da 200 milioni di euro di viale Togliatti.

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Giornalista professionista, romano, scrive di giustizia e carcere