La nuova esca perfetta per attirare adepti nell’estrema destra? I videogiochi. L’allarme in Europa per il reclutamento di giovani da utilizzare non solo per la “semplice” propaganda online, come troll sui social network e per allargare il proprio network di influenza, ma anche con la possibilità di scendere in campo per attentati terroristici.

Ha destato scalpore la condanna per terrorismo comminata in Inghilterra ad un 16enne della Cornovaglia (commutata in 24 mesi di ‘riabilitazione’ per aiutarlo a deradicalizzarlo), che dall’età di 13 anni aveva ideato la “filiale britannica” della divisione Feuerkrieg (Fkd), un’organizzazione internazionale neonazista che sostiene la guerra razziale contro “categorie” nemiche come ebrei o omosessuali.

A soli 13 anni il ragazzo aveva già ricevuto istruzioni per preparare bombe e molotov o per costruire un fucile AK-47, reclutando cinque persone. Tra queste c’era anche un ufficiale sotto copertura che ha scoperto la sua reale identità permettendo di fermare i suoi piani.

L’età sempre più bassa dei nuovi reclutati tra le file dei gruppi terroristici neonazisti ha fatto scattare l’allarme sui nuovi metodi utilizzati per rinforzare le file dei movimenti di ultradestra: tra questi non solo gli “scontati” social network, ma anche i videogames online.

A dirlo è una ricerca condotta da Tech Against Terrorism citata dal giornale britannico The Guardian: proprio nel Regno Unito i suprematisti di Patriotic Alternative organizzano tornei online sul popolare Call of Duty, il più famoso ‘First person shooter’, un gioco di guerra con visuale in prima persona. Tra una partita e l’altra il movimento indottrina le giovani reclute offrendo loro anche un percorso di studi alternativo a quei giovanissimi adepti, focalizzato su poeti e icone culturali anglosassoni, come il ‘vittoriano’  Lord Alfred Tennyson.

Non c’è solo Call of Duty. Nel rapporto di Tech Against Terrorism si fa riferimento anche a Roblox, altro popolare videogame online dove l’utente può creare i propri mondi virtuali: all’interni di questo ecosistema videoludico si è creato un network estremista in cui si “gioca” a fare il terrorista. Tra gli insoliti protagonisti da interpretare ci sono terroristi come Brenton Tarrant, l’autore della strage di Christchurch in Nuova Zelanda, oppure Anders Breivik, lo stragista norvegese di Utoya, l’isola dove nel luglio 2011 il suprematista uccise 69enne giovane della Workers’ Youth League, la più grande organizzazione politica giovanile nel Paese, affiliata al partito laburista.

“Ogni giorno assistiamo a gruppi estremisti di violenti dell’ultradestra e terroristi che sfruttano la cultura giovanile, non solo per eludere la moderazione dei contenuti, ma anche per radicalizzare i giovani stessi”, ha sottolineato al Guardian Adam Hadley, direttore di Tech Against Terrorism.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia