Inviate le sue navi a proteggere un’isola europea con le basi NATO dall’Iran
La sinistra italiana sbanda dietro Sánchez, il leader socialista in caduta libera nei sondaggi che ha già cambiato idea
C’è una liturgia che la sinistra italiana ripete con devozione commovente, quasi un rosario laico per chi non ha più santi a cui votarsi nel calendario di casa e continua a cercarne all’estero. Di mese in mese, il centrosinistra nostrano si innamora del leader straniero di turno.
Prima il laburista Starmer, poi il socialista francese, poi il sindaco arcobaleno di New York, poi il banchiere-premier canadese. Un giro del mondo in ottanta flirt, nessuno dei quali dura abbastanza da diventare una storia seria.
L’ultimo oggetto del desiderio è Pedro Sánchez, premier spagnolo del PSOE, assurto a icona della resistenza anti-Trump dopo qualche manganellata diplomatica e multilateralista. La sinistra italiana — a reti unificate Rai-Cairo, con la latenza di chi riceve le notizie in periferia quando già circolavano da tempo al centro — ha preso a magnificarlo con la devozione di chi ha trovato il profeta. “Seguire l’esempio di Sanchez”, titolano a mani giunte e tastiere genuflesse. Certo, poco importa che in patria Sanchez viaggi in caduta libera nei sondaggi, che le urne regionali l’abbiano già punito, che il governo sopravviva solo grazie a equilibrismi parlamentari da funambolo stanco. Ma il mondo va veloce.
Più veloce, certamente, dei processi digestivi dell’informazione italiana. Mentre i cantori della sinistra ancora innalzavano l’ostensorio col ritratto del premier iberico, Sánchez ha cambiato rotta — letteralmente. Preoccupato dall’umore di un’opinione pubblica spagnola sempre più a disagio di fronte alla rottura con Washington, ha dato ordine alla sua Marina di puntare dritto su Cipro. La fregata Cristóbal Colón è salpata per fare scorta alla portaerei francese Charles de Gaulle, a difesa dell’avamposto europeo più orientale — e delle basi britanniche, cioè NATO — dagli attacchi iraniani e di Hezbollah. Ops.
E adesso? La domanda aleggia sospesa sopra le redazioni amiche, i talk show notturni, i profili social di Avs, PD e M5S. Si sta con il Sánchez dell’altro ieri — quello fustigatore di Trump, paladino del multilateralismo — o con quello di oggi, che manda le sue navi a proteggere un’isola europea con le basi NATO dall’Iran? Il problema, cari compagni, è che internet non dimentica. Il web è quel marmo solubile su cui avete scolpito il vostro appello a fare come Sánchez. Dunque la coerenza imporrebbe una sola conclusione: se bisogna fare come Sánchez, bisogna armarsi e partire subito, a sostegno dei confini europei minacciati dall’Iran. Lévate le ancore, armati i cannoni. I compagni seguano la rotta già tracciata dalla famosa flotilla partita da Barcellona mesi fa — quella acclamata come atto di solidarietà con Gaza — ma stavolta con rotta opposta: verso Cipro, in coalizione con Israele e sotto l’ombrello NATO.
La verità è più banale. La sinistra italiana non guarda ai leader stranieri per impararne la visione: li usa come specchio in cui proiettare i propri desideri orfani di classe dirigente. Quando la realtà si fa complicata — quando il socialista spagnolo manda fregate invece di sventolare bandiere — l’amore finisce in silenzio. E si ricomincia a cercare il prossimo idolo da importare. Il prossimo è già in lista d’attesa. Qualcuno che non abbia ancora mandato navi da guerra. Per ora.
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