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L’idrogeno verde non è solo bus e rifornimenti. Droni, microalghe e dark fermentation: il laboratorio di Fusina
L’idrogeno verde non è solo bus e rifornimenti. Attorno all’Hydrogen Valley di Porto Marghera sta crescendo un ecosistema di ricerca che sperimenta applicazioni ai confini dell’innovazione. Un laboratorio diffuso che coinvolge aeroporto, porto, depuratori e centri di ricerca.
Il progetto più futuristico arriva dall’aeroporto Marco Polo. Il Gruppo Save, gestore dello scalo, sta sviluppando droni alimentati a idrogeno per il trasporto di farmaci e materiale sanitario. L’idea nasce da un protocollo firmato con Enac e Regione Veneto sulla Mobilità Aerea Avanzata. In collaborazione con l’azienda padovana H2C, il progetto prevede anche la realizzazione di un elettrolizzatore alimentato da pannelli fotovoltaici installati direttamente in aeroporto: l’idrogeno verrà prodotto in loco, a chilometro zero. Le ASL venete hanno già manifestato interesse: la prospettiva è quella di collegare rapidamente ospedali e presidi sanitari del territorio, superando i colli di bottiglia del traffico su gomma.
A Fusina, presso il depuratore gestito da Veritas, il Green Propulsion Laboratory lavora su frontiere ancora più avanzate. Si sperimenta la produzione di bioidrogeno da microalghe e attraverso la cosiddetta “dark fermentation” — un processo che ricava idrogeno dalla decomposizione anaerobica dei rifiuti urbani. I risultati del progetto Modsen, finanziato dal Ministero dell’Ambiente, sono promettenti: idrogeno “a costo zero”, generato da scarti che altrimenti finirebbero in discarica. Una doppia vittoria ambientale. C’è poi la tecnologia Power to Gas, che consente di combinare idrogeno e anidride carbonica catturata dai camini industriali per produrre metano sintetico. Il progetto Phoenix, finanziato dal POR Veneto, ha ottenuto risultati significativi aprendo la strada al “ciclo chiuso” delle emissioni: la CO2 non viene più rilasciata in atmosfera, ma reimmessa nel processo produttivo.
Il Porto di Venezia, intanto, guarda ai traffici internazionali. Partecipa alla European Hydrogen Port Network — rete istituita nell’ambito della European Clean Hydrogen Alliance — e al “Cantiere Idrogeno” promosso dalla Regione insieme alla Venice Sustainability Foundation. L’obiettivo strategico è posizionare Marghera come hub per l’importazione di vettori energetici verdi — ammoniaca, metanolo — dai Paesi produttori del Medio Oriente e del Nord Africa. La Zona Logistica Semplificata, istituita nel 2020, offre vantaggi burocratici e fiscali che potrebbero accelerare gli investimenti. È un mosaico di progetti che disegna un futuro possibile. Non tutto funzionerà, non tutto arriverà sul mercato. Ma la direzione è tracciata: Marghera non sarà più solo il luogo della chimica pesante, ma un territorio dove si sperimenta la decarbonizzazione. Dal veleno all’energia pulita, il cerchio si chiude.
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