La figlia denuncia uno stupro di gruppo. Il padre difende i ragazzi, e lo fa con termini inaccettabili: la ragazza, secondo l’uomo, era ubriaca e quindi incosciente di capire tutto quello che stava succedendo. Alla malora qualsiasi tipo di sostegno e di ascolto e perfino di sensibilità a una persona che denuncia una violenza. Il caso a Campobello di Mazara, in provincia di Trapani. Parole irricevibili, da parte del padre, nella stessa Caserma dove la 18enne aveva denunciato. Quattro ragazzi intanto sono stati arrestati: accusa di violenza sessuale di gruppo aggravata. Due in carcere, altri due ai domiciliari. Un altro ragazzo coinvolto, minorenne, non nella violenza, non avrebbe comunque agito per soccorrere la ragazza.

Se qualcuno pensava che il fondo del barile fosse stato raschiato dal video di Beppe Grillo, il comico e fondatore e garante del Movimento 5 Stelle che difendendo il figlio Ciro Grillo da un’accusa analoga, per fatti successi in Costa Smeralda nel 2019, ha fatto riferimento a lezioni di kite-surf e alla denuncia della ragazza dopo otto giorni, forse dovrà ricredersi. Ripetiamo: Ciro Grillo e i suoi amici indagati sono innocenti fino a sentenza definitiva. E così i protagonisti della storia di Mazara del Vallo. Quei termini restano inaccettabili.

I quattro sono stati arrestati ieri, giovedì 30 aprile. I fatti risalgono alla notte tra il 6 e il 7 febbraio. Casa di campagna. Località Tre Fontane. La ragazza viene invitata a una festa da quelli che considera degli amici. Si beve, si balla e si ascolta musica. La 18enne si rende conto però di essere la sola invitata. Chiede quindi di essere accompagnata a casa e va in bagno. Quando esce un ragazzo l’aspetta davanti alla porta. I due vanno in camera da letto e hanno un rapporto sessuale. Consensuale. Ma poi il giovane chiama il cugino e quindi gli altri amici.

“Il ragazzo ha chiamato gli amici. Lui mi ha bloccato. Non riuscivo a divincolarmi dalla presa. Ho iniziato a gridare a squarciagola disperatamente perdendo anche la voce”. La 18enne ha raccontato di ripetute violenze, di aver battuto la testa contro il muro, graffi e lividi sulle braccia. Alla fine dell’orrore viene accompagnata a casa ancora sotto shock. Sono passate le due di notte. Il giorno dopo trova il coraggio di denunciare. Il fratello l’accompagna in caserma.

E quindi il dettaglio assurdo, grottesco: il padre della ragazza telefona ai carabinieri e smentisce la figlia. Ancora peggio: quando i militari gli chiedono di andare in caserma, l’uomo si presenta con gli accusati. “Mia figlia vi ha raccontato dei fatti non veri, era ubriaca e quindi non era in grado di capire ciò che stava accadendo – il virgolettato di Repubblica che ha ricostruito la storia – Questi sono dei bravi ragazzi, le ferite che mia figlia ha alle braccia sono dovute al fatto che i suoi amici tentavano di riportarla a casa, ma lei era ubriaca e faceva resistenza”.

Sconosciute le ragioni di questa difesa sperticata dell’uomo. Si ipotizza una minaccia, forse una difesa del buon nome della famiglia. Gli arrestati sono i cugini Eros e Francesco Biondo, 23 e 24 anni, in carcere; Giuseppe Titone e Dario Caltagirone, 20 e 21 anni, ai domiciliari. Il comandante dei carabinieri della compagnia di Mazara del Vallo Domenico Testa ha fatto sapere che nelle indagini è stato raccolto “un quadro indiziario chiaro che ha consentito al gip di emettere i provvedimenti cautelari”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.