I problemi
Milano, la città digitale con i politici analogici
C’è una buona notizia, per Milano. La città ha vinto la sua scommessa digitale prima ancora di averla dichiarata apertamente: i capitali arrivano, i talenti non fuggono, le infrastrutture si costruiscono, l’Europa guarda. Non capita spesso, a un’area metropolitana italiana, di trovarsi nella posizione dell’attrattore anziché dell’inseguitore. Ed è una posizione che va difesa con ambizione, non con diffidenza.
Il punto è che questa Milano — fatta di server, codici, capannoni tecnologici nell’hinterland, uffici pieni di trentenni poliglotti — parla una lingua che gli strumenti amministrativi nati nel Novecento faticano a comprendere. I piani regolatori sono pensati per la fabbrica, non per l’infrastruttura digitale. Le deleghe comunali sono tarate sul commercio di vicinato, non sulla connettività continentale. I confini amministrativi si fermano al Comune, mentre l’ecosistema reale corre da Assago a Sesto San Giovanni.
La settimana scorsa, su queste stesse colonne, ci siamo occupati della proposta di una legge speciale per la Città Metropolitana di Milano: il dossier che chiede l’elezione diretta del sindaco metropolitano, il rafforzamento dei poteri di area vasta, la fine di un modello istituzionale in cui la metropoli è governata per automatismo dal sindaco del Comune capoluogo. Quel ragionamento e questo sono due facce della stessa questione. Là si parlava di adeguare lo strumento normativo alla dimensione reale della città; qui si parla di adeguare l’intera visione amministrativa al mondo nuovo che quella dimensione abita. È lo stesso problema, declinato una volta in chiave istituzionale e una volta in chiave culturale: una metropoli che corre più veloce delle strutture pensate per governarla.
Serve un aggiornamento del mestiere stesso di amministrare. Il prossimo sindaco — che sia eletto come oggi o, si spera, come in tutte le altre grandi capitali europee direttamente dai cittadini della città metropolitana — non potrà più limitarsi a governare il Comune di Milano. Dovrà orchestrare una metropoli funzionale, negoziare con i fornitori di energia come si negoziava con le Ferrovie, dialogare con gli hyperscaler come si dialogava con i grandi gruppi industriali. Un salto culturale per tutta la politica cittadina, prima ancora che tecnico.
© Riproduzione riservata






