I riflessi del conflitto
Non solo petrolio, la guerra inibisce la nostra logistica: oltre all’impennata dei costi energetici, il conto da pagare è ancora più salato
L’export italiano ha raggiunto un valore record, ma i movimenti commerciali si realizzano grazie a quelle stesse attività logistiche che il conflitto sta sabotando.
Spesso sottovalutiamo la rilevanza di alcuni indicatori o, ancora peggio, li interpretiamo in modo sbagliato. Mi riferisco, in modo particolare, alla giusta dichiarazione analitica della Confetra sulla incidenza della logistica nella formazione del Prodotto Interno Lordo del Paese pari a circa il 9%, ma contemporaneamente dimentichiamo la stretta interazione tra la logistica e l’intero import-export che, specialmente negli ultimi anni, è in continua crescita sempre nel nostro Paese.
Il valore della logistica e dei trasporti in conto terzi in Italia ha raggiunto i 112,4 miliardi di euro nel 2025, confermandosi un pilastro strategico dell’economia nazionale con una crescita dell’1,9% e con una presenza di circa 79.000 imprese tutte caratterizzate da una crescente attenzione alla digitalizzazione. Mentre l’export italiano ha raggiunto un valore record sempre più vicino alla soglia dei 700 miliardi di euro, posizionando l’Italia come quinta potenza esportatrice mondiale, ricordiamoci della stretta interazione tra le attività logistiche e l’import-export:
• il 75% del commercio estero ed il 30% di quello interno della Unione Europea viaggiano via mare.
• Nei porti, sempre della Unione Europea, transitano ogni anno oltre 3,4 miliardi di tonnellate di merci e circa 385 milioni di passeggeri.
Ma, tornando ai dati che caratterizzano l’import – export e la logistica nel nostro Paese, non posso non ribadire che i 112,4 miliardi della logistica ed i quasi 700 miliardi dell’import – export rappresentano quasi il 50% del nostro PIL e questo dato da un lato testimonia da solo, ancora una volta, come questo teatro economico sia determinante nella crescita e nello sviluppo del Paese ma al tempo stesso come ogni evento di rilevanza internazionale incrini e penalizzi automaticamente la crescita. Ebbene, due eventi quello legato all’annuncio di rimettere i dazi su molti prodotti e quello relativo alla esplosione di nuovi teatri bellici, automaticamente incidono su quel binomio strategico caratterizzato dalla logistica e dall’export – import ed è una incidenza che scopriremo sempre di più nei prossimi mesi.
Molti si preoccupano della crescita dei costi del petrolio e del gas dimenticando che invece il costo maggiore e più dilatato nel tempo è quello, come ricordavo poche settimane fa, relativo alla logistica. In particolare è bene ricordare che ormai da almeno venti – trenta anni l’intero sistema logistico, trasportistico e import – export, è caratterizzato da ciò che chiamiamo supply chain, un processo che riguarda tutte le fasi che un prodotto attraversa dalla sua produzione alla vendita. Tutte fasi che sono ormai tutte identificabili e tutte obbligate, tutte fasi che uso ricordare spesso proprio per far capire la loro stretta interazione con la crescita o con la decrescita:
L’approvvigionamento: riguarda tutti quei processi che fanno sì che le materie prime raggiungano gli impianti di produzione. In questa fase si inserisce il concetto di “just in time” che prevede di predisporre del materiale necessario alla produzione senza incorrere in esuberi di magazzino;
La produzione: è l’attività di trasformazione delle materie ottenute nella fase di approvvigionamento del bene necessario a soddisfare la richiesta di mercato. In questa fase è centrale il concetto di lean production (produzione snella), un metodo di produzione sistematico che punta a eliminare gli sprechi all’interno del sistema di produzione.
La distribuzione: comprende tutte le operazioni di magazzino e logistica che permettono al bene di essere spostato da un punto all’altro della catena per poi finire alle aziende distributrici (grossisti, dettaglianti, piattaforme digitali di e-commerce).
La vendita: le aziende distributrici rappresentano canali di vendita attraverso i quali i beni vengono resi disponibili ai consumatori per l’acquisto.
Tutto questo, quindi, denuncia chiaramente che questo evento bellico incide direttamente sui processi produttivi, sui processi distributivi, sui processi finanziari, sui processi gestionali ed è una incidenza che non solo stiamo già avvertendo in modo diffuso e preoccupante ma che subiremo per un arco temporale lunghissimo e tutto questo inciderà, in modo rilevante, sulla crescita del nostro Prodotto Interno Lordo, inciderà in modo diffuso su tanti comparti della nostra economia e, cosa ancora più grave, peserà moltissimo sui consumi.
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