Nessuna marcia indietro, solo un po’ più di prudenza nell’informazione italiana nel raccontare quello che è successo al Nord Stream 2. La logica nella propaganda di guerra non vale, quindi per l’informazione italiana sarebbero stati i russi a colpire un gasdotto che avrebbe potuto fruttargli miliardi. Non vale la logica che sarebbe un attentato compiuto in un mare controllato dalle forze Nato, sul quale incrociano navi dell’Alleanza atlantica.

No, la colpa è ancora una volta della Russia. Ora c’è da aspettare quello che verrà detto nella riunione del Consiglio di Sicurezza sollecitato dalla stessa Russia. C’è da sperare che venga varata una commissione d’inchiesta indipendente, che la Russia non risponda allo stesso modo e che l’escalation non vada verso un conflitto totale.

C’è stato in questi giorni un negoziato passato in sordina e che ha portato allo scambio di prigionieri, ci sono stati i referendum – che sono stati definiti una farsa nonostante comunque rappresentino l’opinione di una parte, seppur piccola della popolazione – c’è chi in Europa ha preso la palla al balzo per trasformarla in un boomerang contro l’autoritarismo di Putin. Io dico facciamoli i Referendum, ma anche tra qualche mese, con l’Osservatorio per i diritti, per dimostrare un principio bellissimo: che il destino dei popoli può essere deciso non sempre dalle armi ma da un metodo molto più democratico.

I referendum, comunque fosse andata a finire, sarebbero stati un laccio emostatico alla guerra, l’occasione per dire “intanto fermate il fuoco”, intanto tacciano le armi. Invece no. Qual è la strategia dei democratici americani ed europei, quest’ultima colpita anch’essa dall’attentato al Nord Stream? Perché è come dire che indietro non si torna, ‘non vi passi per la testa di mitigare le sanzioni’, perché allo stato quo ante non si ritorna? Quello di continuare a combattere con più armi e più sanzioni. Combattere si deve, combattere bisogna. Fino a quando?

Tony Capuozzo