Quasi un mese prima del ‘paziente zero’ di Codogno, un 54enne cittadino cinese residente in Val Seriana era stato ricoverato all’ospedale ‘Bolognini’ di Seriate, in provincia di Bergamo, con sintomi riconducibili al Covid.

La circostanza è emersa dalla cartella clinica dell’uomo, ricoverato il 26 gennaio 2020, recapitata da un anonimo nella casella della posta dell’avvocato Consuelo Locati, legale dei familiari delle vittime del Covid che stanno portando avanti una causa civile al tribunale di Roma, dove sono rappresentati più di 500 parenti di vittime del Coronavirus, soprattutto bergamaschi.

Un documento che, come scrive l’Agi, è stato depositato in Procura venerdì scorso, il giorno stesso in cui è stato recapitato.

Il 54enne cinese della Val Seriana, ancora allettato a causa di un ictus, venne ricoverato il 26 gennaio dello scorso anno con “tosse e comparsa di dispnea”: in particolare la Tac a cui venne sottoposto registrò la presenza in un polmone di “due sfumati addensamenti parenchimali con aspetti a vetro smerigliato”, tipica descrizione del Coronavirus. Il cittadino cinese venne quindi dimesso il 17 febbraio successivo a causa di un “focolaio infettivo polmonare in atto” assimilabile al Covid.

All’epoca le circolari ministeriali prevedano il tampone sia per chi proveniva da Wuhan, che per la presenza di sintomi riconducibili alla Sars: per il 54enne però non si seguì la procedura.

Recentemente la Procura di Bergamo, che indaga sull’epidemia di Covid in Val Seriana e sulle presunte responsabilità ‘politiche’ nella gestione dell’epidemia, ha ricostruito che già l’11 febbraio all’ospedale di Alzano, facente parte dell’Azienda socio sanitaria territoriale Bergamo Est come l’ospedale di Seriate, si potevano contare fino a 40 casi di sospetto Covid.

Una data che potrebbe dunque spostare ancora più indietro il ‘calendario’ dell’infezione in Italia. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, non risultano da parte del 54enne viaggi in Cina né nel 2019, né nel 2020. Il paziente di Seriate aveva ed ha parenti stretti che lavorano anche fuori della provincia di Bergamo.

Redazione