Nella corsa politica a “piazzare la bandiera” sull’accordo portato a termine tra Governo e la holding Atlantia della famiglia Benetton sul futuro assetto di Autostrade per l’Italia, in un “tutti vincitori” tipicamente italiano”, uno degli aspetti fondamentali della vicenda è passata quasi in secondo piano. Parliamo degli effetti reali per i cittadini del ‘cambio di gestione’ di Autostrade, che vedrà scivolare i Benetton al 10% con l’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti e la trasformazione in una public company.

Andando a leggere la nota ufficiale di Palazzo Chigi pubblicato dopo il vertice finito all’alba, in una voce dell’accordo è scritto: “Accettazione della disciplina tariffaria introdotta dall’ART con una significativa moderazione della dinamica tariffaria”. A spiegarne meglio il significato è stato poi Giuseppe Conte in un post su Facebook, in cui ha sintetizzato i vari punti dell’accordo: “Nostri i pedaggi, loro i profitti? Non più. Hanno accettato di riformulare il piano tariffario secondo le nuove indicazioni dell’autorità regolatoria (ART) e hanno accettato di riportare in equilibrio economico e giuridico la convenzione che appariva totalmente squilibrata a favore di Aspi, cosa questa che è all’origine delle difficoltà di questo negoziato”.

La ART citata da Conte e nella nota di Palazzo Chigi è l’Autorità di regolazione dei trasporti, un’autorità amministrativa indipendente di garanzia che, di fatto, non avrebbe alcun interesse ad aumentare e gonfiare i prezzi dei pedaggi.

Per questo nel prossimo futuro si andrà verso una riduzione delle tariffe autostradali, ma con tempi che sono ad oggi incerti. I Benetton, che detengono attualmente l’88% di Aspi tramite la holding Atlantia (a sua volta al 30% dalla holding di famiglia, Edizione) dovrà scorporare Atlantia e cedere gradualmente le sue quote in Aspi. Quindi Cassa Depositi e Prestiti, la cassaforte finanziaria utilizzata dal Governo, diventerà il primo azionista di Autostrade col 51% delle azioni. Successivamente Aspi verrà quotata in Borsa rendendola di fatto una public company. Entro il 27 luglio Cdp dovrà avviare il percorso che dovrebbe portare all’uscita progressiva dei Benetton, prima scendendo al 10-12% dell’azionariato, poi diluendosi ancora nel capitale.