Niente revoca, ma fuori i Benetton i via progressiva. È arrivato all’alba l’accordo su Autostrada, dopo sei ore di riunione. Sei ore tese e dure di discussioni. Alla fine i Benetton fanno un passo indietro e aprono all’accordo su Aspi. L’intesa passa dall’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti che renderà di fatto Aspi una public company. L’accordo prevede anche una revisione complessiva della concessione, dai risarcimenti alle tariffe.

Il Consiglio dei ministri ha quindi dato mandato a Cassa depositi e prestiti per avviare, entro il 27 luglio, il percorso che porterà all’uscita progressiva dei Benetton. Il gruppo, al momento il maggior azionista di Atlantia, all’88% della società che controlla Aspi, scenderà prima al 10-12% dell’azionariato, poi con un’ulteriore diluizione in coincidenza con la quotazione in borsa di Aspi.

Mandato ai ministri dell’Economia Roberto Gualtieri, che ha portato sul tavolo del Cdm la proposta finale dell’azienda, e alle Infrastrutture e ai Trasporti Paola De Micheli di definire gli altri aspetti dell’accordo. Sul tavolo il premier Giuseppe Conte fino all’ultimo tiene l’arma della revoca: “Se gli impegni assunti questa notte non vengono rispettati, sarà revoca“, spiega un ministro citato dall’Ansa.

All’alba in Consiglio dei ministri, dopo un cornetto offerto a tutti i colleghi da Vincenzo Spadafora, l’ultima lettera inviata dall’azienda: “Accoglie tutte le richieste del governo”, dice un ministro. Il M5s chiede fino all’ultimo garanzie che Benetton esca davvero dall’azienda. La revoca della concessione non viene tolta dal tavolo, visto che gli aspetti tecnici del negoziato dovranno essere perfezionati, ma appare ormai molto lontana.

RENZIANI DELUSI – Tocca alla ministra di Italia Viva Teresa Bellanova chiarire ufficialmente la posizione dei renziani sull’accordo trovato nella notte in Cdm. Pur con parole misura, traspare chiaramente la delusione: “Si poteva fare meglio e prima. Senza allungare troppo la trattativa, senza fare crescere i dossier, senza alzare troppo il volume della propaganda, senza portare avanti battaglie ideologiche. Ma stando sui fatti dei problemi concreti da risolvere, sulle criticità da affrontare”.

LEGA E FDI ALL’ATTACCO – Durissimo il commento del tandem sovranista Salvini-Meloni all’accordo. “Nessuna revoca (come promesso dai 5Stelle), tanti altri soldi pubblici spesi e, anche oggi, cantieri fermi e le solite code, in Liguria e in mezza Italia. Incapaci o complici?”, scrive il leader della Lega Salvini commentando l’esito del Cdm su Autostrade.

Per Giorgia Meloni invece su Autostrade “è finita a tarallucci e vino, con un percorso solo immaginato e ancora tutto da fare, da qui a un anno è facile che il Governo non sia nemmeno più lo stesso e con il Pd a controllare il Mit i Benetton possono dormire su due guanciali. Il contratto capestro stipulato a fine anni ’90 rimane tale, sulle infrastrutture strategiche continuano a banchettare le oligarchie di casa nostra e gli stranieri. In pratica, hanno evitato la revoca ad Autostrade, con il favore delle tenebre”.

IL COMMENTO DI CONTE – Dopo le 13, tramite un post su Facebook, il premier Conte commenta quindi i risultati del Cdm decisivo per il futuro di Autostrade per l’Italia. “Ieri è successo qualcosa di assolutamente inedito nella storia politica italiana. Il Governo ha affermato un principio, in passato calpestato: le infrastrutture pubbliche sono un bene pubblico prezioso, che deve essere gestito in modo responsabile, garantendo la piena sicurezza dei cittadini e un servizio efficiente”, scrive il presidente del Consiglio.

Conte ricorda quindi come “non spetta al Governo accertare le responsabilità penali per il crollo del Ponte Morandi. Questo è compito della magistratura e confidiamo che presto si completino questi accertamenti in modo da rendere giustizia a tutte le vittime di questa tragedia”. Ma, sottolinea il premier, “il compito del Governo è contestare le gravi violazioni contrattuali e la cattiva gestione di cui si è resa responsabile Aspi e impedire che i privati possano continuare ad avvantaggiarsi di una concessione totalmente squilibrata a loro favore sia dal punto di vista giuridico sia dal punto di vista economico”.