Filippo Pietropaolo è oggi Consigliere Regionale di Fratelli d’Italia e fino a ottobre 2025 ha ricoperto l’incarico di Vicepresidente e assessore della giunta regionale nella prima amministrazione guidata da Roberto Occhiuto. Ma proprio nell’anno in cui ha ricoperto l’incarico di Vicepresidente è tornata alla ribalta una vicenda giudiziaria, a tratti surreale, che lo ha riguardato e sintomatica di ciò che vuol dire – da normali cittadini – trovarsi coinvolti e vittime delle maglie della giustizia.

Lei è stato indagato per ricettazione.
«Sono stato indagato e rinviato a giudizio con una richiesta di condanna di due anni e poi dopo otto anni assolto perché il fatto non costituisce reato».

Ricopriva cariche politiche quando è partita questa inchiesta.
«Assolutamente no, ero un semplice imprenditore».

La vicenda ha avuto eco sin da subito?
«No, al contrario, finché ero solo Filippo Pietropaolo imprenditore, il mio coinvolgimento è rimasto nell’ombra, quando sono stato nominato vicepresidente la notizia della vicenda giudiziaria è stata rilanciata sulla stampa a caratteri cubitali e poi ovviamente quando sono stato assolto l’attenzione non è stata la stessa. Posso aggiungere una cosa?».

Prego.
«L’essere un semplice cittadino mi ha permesso di capire e immedesimarmi in chi si trova inconsapevolmente vittima di inchieste senza sapere il perché e il per come e mi creda nessuno può capire ciò che si prova se non l’ha vissuto. Quando la mia posizione pubblica ha favorito l’eco mediatica della vicenda ho capito un altro elemento contorto, il ruolo negativo giocato dai media nelle vicende giudiziarie. Un elemento da non sottovalutare».

Lei ha definito surreale quello che le è accaduto.
«Guardi, si metta nei miei panni, mi bussano alle 4 del mattino le forze dell’ordine comunicandomi che ero stato iscritto nel registro degli indagati per ricettazione di una moneta che avevo ricevuto in dono. Moneta che io consegno direttamente subito agli operatori di polizia».

Dove aveva preso questa moneta?
«Mi era stata donata da un professore di latino e greco di Crotone come ringraziamento per aver assunto in azienda il figlio. Un dono ricevuto in occasione delle festività pasquali credo. Parliamo di una moneta da valore stimabile tra i 30 e i 50 euro».

Questa moneta era stata sottratta?
«No, questo è il fatto gravissimo. La moneta era stata acquistata e poi donatami i un secondo momento. Il mio legale, l’avvocato Francesco Laratta sin da subito ha fornito tutta la documentazione riguardante la moneta e la sua provenienza lecita, che avevamo subito recuperato, ma né la Procura né il Giudice per l’udienza preliminare ha voluto tenerne conto».

Otto anni per qualcosa che poteva essere accertato subito…
«Certo è questa la mia rabbia. Qui si tratta di una vicenda che doveva essere archiviata subito. Non solo mi è stato contestato un reato che come è stato poi dimostrato per l’appunto non sussisteva».

Superficialità o cosa?
«Non so neanche dirle cosa, so solo che per otto anni io ho avuto su di me l’onta del ricettatore, e un procedimento a carico. Questo deve far riflettere sulla superficialità e talvolta anche la leggerezza con cui vengono effettuate le indagini e verificate le effettive responsabilità, e invece senza averne alcuni ti ritrovi indagato e a processo come un tombarolo».

Lei oggi è Consigliere regionale ed è impegnato nella campagna per il Sì.
«Certo. Questa è una riforma di civiltà e un passo che non si può rinviare e che deve impegnarci tutti. Dobbiamo votare Sì per portare il paese fuori dal clima fanatico del giustizialismo morale e del protagonismo giudiziario che ha rovinato vite innocenti e carriere».

Avatar photo

Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.