«Questa aggressione serva almeno a qualcosa. Faccia riflettere chi è ancora contrario al ddl antisemitismo». Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano, ricorre a un assurdo per commentare ancora gli attacchi verbali e fisici subiti l’altro giorno da un rabbino in Piazza Bande Nere, a Milano. «La politica deve accelerare. È un provvedimento ormai improrogabile».

Presidente, pensa davvero che possa cambiare qualcosa nel dibattito politico?

«Si è trattato di un’aggressione a sfondo razziale. Non hanno cercato di rubargli il portafoglio o di portargli via qualcosa. È stato un attacco a un ebreo. E guarda caso avviene proprio nei giorni in cui alla Camera si discute il ddl sull’antisemitismo. Ho letto delle posizioni contrarie del Movimento 5 Stelle e di Avs e dell’astensione del Partito democratico, fatta eccezione per i riformisti».

Lei ha usato parole molto dure nei confronti di questi partiti. Li ritiene responsabili del clima che stiamo vivendo?

«Sì. E lo dico senza timore. Stiamo tornando a quanto successo nel 1938. Si comportano come i nazisti di allora. È un’affermazione molto dura, lo so. Ma vorrei che mi spiegassero perché non vogliono votare questo disegno di legge. Dicono che non si potrebbe più criticare Israele. Ma Israele lo critichiamo anche noi. In ogni caso, stiamo parlando di quello che succede in Italia. Agli ebrei italiani. Anche quando qualcuno mi esprime solidarietà per un’aggressione e subito dopo aggiunge “Però quello che sta facendo Israele si può criticare”, io mi domando: che cosa c’entra? Noi siamo italiani».

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, non si era ancora espresso. Come giudica questo silenzio?

«Non voglio trarre conclusioni. Sala è venuto alla Giornata europea della cultura ebraica e ci ha fatto molto piacere. Mi auguro che si faccia sentire nei prossimi giorni».

Presidente, dal 25 aprile 2026, con l’espulsione della Brigata ebraica dal corteo dell’Anpi, a questi fatti, Milano si sta guadagnando una fama negativa di fronte all’ebraismo.

«Milano non può accettare che liberi cittadini debbano guardarsi alle spalle. Lo faccio io stesso alle volte. Lo fanno i giovani che vanno a scuola. E le mamme con i loro bambini».

Nella vostra comunità c’è chi sta pensando di andarsene?

«Purtroppo sì. Molti tra le nuove generazioni non vedono più un futuro qui. Certo, anche un giovane non ebreo può pensare di lasciare Milano perché non trova lavoro o per mille altre ragioni. Ma, tra i ragazzi ebrei, circola anche un altro elemento: la paura».

Paura anche nelle università?

«Sì. Ci sono studenti ebrei che frequentano l’università e hanno paura. Si chiedono perché debbano frequentare per anni un luogo dove rischiano di essere insultati o intimiditi. E dobbiamo parlare anche di quello che succede nelle scuole. Non tutti gli ebrei frequentano la scuola ebraica, naturalmente. Molti sono iscritti a quelle pubbliche e anche lì esiste una preoccupazione crescente. Nonostante gli sforzi del ministro Valditara per garantire la sicurezza».

Invertiamo il ragionamento. Gli israeliani verrebbero a vivere a Milano o, più in generale, in Italia?

«Eccome! Molti più di quanto uno possa pensare. Ci sono già tanti giovani israeliani che vivono qui e lavorano qui. L’Italia continua a essere attrattiva. Ma la situazione è sempre più pesante e difficile».

Quanto è cresciuto concretamente l’antisemitismo?

«Il Cdec (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, ndr) ha registrato 963 episodi nel solo 2025. Significa più di due casi al giorno. Senza contare gli episodi più piccoli, che non vengono neppure denunciati. Dobbiamo renderci conto di queste dimensioni».

D’altra parte, le Forze dell’ordine stanno lavorando bene.

«Carabinieri e polizia sono straordinari. Sono tra le più preparate d’Europa. Soprattutto sono sensibili. Capiscono i problemi, comprendono la situazione che stiamo vivendo e ci sono vicini. Su questo non posso che esprimere gratitudine».

Torniamo allora al ddl sull’antisemitismo. Dopo quello che è successo a Milano, che cosa si aspetta?

«Voglio vedere che cosa accadrà nei prossimi giorni. Io non posso accettare che personalità quali Francesco Boccia del Pd, oppure Giuseppe Conte, che è un ex presidente del Consiglio, si oppongano al provvedimento. Chi ha avuto e ha responsabilità istituzionali di vertice deve essere consapevole delle proprie scelte. Non stiamo parlando di impedire la critica a Israele. Stiamo parlando di contrastare l’antisemitismo in Italia. Proteggere i cittadini italiani di religione ebraica. Nessuno può più permettersi di considerarlo un problema secondario».

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Antonio Picasso, giornalista e consulente di comunicazione. Ha iniziato a scrivere di economia, per poi passare ai reportage di guerra in Medio Oriente e Asia centrale. È passato poi alla comunicazione d’impresa e istituzionale. Ora, è tornato al giornalismo. Scrive per il Riformista ed è autore del podcast “Eurovision”. Ha scritto “Il Medio Oriente cristiano” (Cooper, 2010), “Il grande banchetto” (Paesi edizioni, 2023), “La diplomazia della rissa” (Franco Angeli, 2025).