Per Israele
Il ddl antisemitismo arriva in Commissione, Delrio: “Nessuna censura, combattiamo l’odio. Non è un problema degli ebrei ma un nostro problema”
Il ddl antisemitismo arriva oggi in Commissione Affari Costituzionali della Camera. È un ulteriore scatto perché il provvedimento a cui ha contribuito Graziano Delrio diventi legge entro la fine della legislatura. È il minimo, visto che se ne parla da oltre un anno. Alle polemiche del centrosinistra sono seguiti i tentativi di fuga in avanti dell’opposizione. Tuttavia, è il mondo reale a chiedere che si arrivi a un dunque. La petizione circolata su Google lo scorso fine settimana, che invitava alla “schedatura del turismo sionista”, fa capire che non c’è più tempo. Ne parliamo appunto con il padre del ddl, Delrio.
Senatore, il suo disegno di legge è di fronte a un nuovo appuntamento istituzionale. Come lo inquadriamo negli episodi di antisemitismo?
«Sono fatti gravissimi. È una schedatura vera e propria, formulata secondo la logica delle liste di proscrizione. È d’obbligo ricordare quanto detto da Mattarella (all’Università di Marsiglia nel 2025, ndr). Oggi si stanno riproponendo tre fattori che, negli anni trenta del Novecento, anticiparono la Seconda guerra mondiale: l’indebolimento degli organismi multinazionali, i dazi e il riarmo nazionale. Io aggiungo l’antisemitismo. Virus silenzioso, che sta crescendo e che prescinde da quello che fa Israele. Oggi, come novant’anni fa, c’è un problema democratico. Lasciare libertà di parola e critica non significa cedere al linguaggio d’odio. Se non condividi con gli estremisti il loro linguaggio non hai diritto di parola nell’università, nelle assemblee, sui social. Non è un problema degli ebrei: è un nostro problema».
E questo la legge lo risolve?
«La legge non reprime alcuna espressione di critica, ma propone la crescita di una coscienza civile e del dialogo. È la reazione del Parlamento, che rappresenta la democrazia, a questi fatti che devono essere bloccati».
Woody Allen direbbe che questa è la dimostrazione che gli ebrei in realtà non contano come credono i loro odiatori. Altrimenti controllerebbero Google e queste cose non succederebbero.
«Hannah Arendt diceva che l’antisemitismo nasce e si alimenta proprio quando gli ebrei non sono forti nelle società. È stato così con l’affaire Dreyfus e nella Germania pre-nazista».
D’altra parte, l’episodio rientra in quella guerra cognitiva in cui il mondo occidentale è sotto attacco. E così l’ebraismo. Stiamo chiusi in difesa. Come si può ribaltare la partita e giocare d’attacco?
«Viviamo in un momento in cui Internet e i social invadono la nostra quotidianità e sono basati su algoritmi che alimentano l’odio. Come dice Papa Leone, c’è un punto in cui bisogna dire stop. Dobbiamo imparare a non confondere il diritto di parola, che in democrazia è sacro, con il linguaggio d’odio. Ho presentato un emendamento nella finanziaria perché le università favoriscano incontri, dialogo e confronti. Lo stesso ddl invita l’Agcom a vigilare in maniera più attenta perché davvero le piattaforme siano responsabili e individuino i contenuti d’odio. Questo nostro disegno di legge non ha nessuna forma repressiva, ma spinge sull’educazione alla convivenza».
Oltre alle leggi potrebbero essere necessarie in questi casi azioni «bottom-up». Per esempio una class action nei confronti di Google non potrebbe essere uno strumento altrettanto efficace perché creerebbe un precedente?
«Credo che, prima di tutto, sia necessario uno sforzo congiunto tra mondo intellettuale e politico. L’antisemitismo è l’espressione di odio più antica. Episodi di questo genere, oggi, non si possono sottovalutare».
C’è chi risponde, e anche tra gli intellettuali, «io non sono antisemita, sono antisionista».
«Sì, è una distinzione che fanno in molti. Se per antisionismo si intende negare a Israele il diritto di esistere, allora diventa antisemitismo. D’altro canto, criticare Israele o forme di sionismo fanatico che non riconoscono ai palestinesi il diritto di esistere con un loro Stato e nei loro diritti non è antisemitismo».
Il ddl sta avendo tempi troppo lunghi e nel suo iter ha incontrato provvedimenti perfino concorrenti. Si rischia che si areni?
«Io ho fiducia che il Parlamento farà una discussione seria sul testo approvato dal Senato. Hanno già fatto un bel pezzo di percorso e sono sicuro si farà presto e bene, come chiedono le comunità ebraiche, a fronte di un’emergenza che sta diventando sempre più di carattere internazionale».
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