Sarebbero morte almeno cinque persone e una decina sarebbero rimaste ferite dall’attacco che si è verificato nella notte a Tripoli. Lo riportano diversi media internazionali citati dall’Ansa. Dei razzi sono stati scagliati nel quartiere di Zawiyat al-Dahmani, nei pressi della residenza dell’ambasciatore italiano in Libia. L’ambasciatore Giuseppe Buccino Grimaldi è stato raggiunto telefonicamente dal ministro libico Mohamed Taha Siala, fanno sapere da Tripoli, che ha voluto sincerarsi delle sue condizioni e di quelle del suo omologo turco, che vive nella stessa area. Altri razzi sarebbero stati lanciati nella zona dell’aeroporto internazionale di Mitiga, in quel caso senza causare vittime. Accusato dell’attacco è l’Esercito Nazionale Libico guidato dal generale Khalifa Haftar, che non ha emanato nessuna comunicazione in merito.

“Il bombardamento è avvenuto vicino alla residenza degli ambasciatori italiano e turco, violando il diritto internazionale e il diritto umanitario internazionale che prevedono la protezione delle missioni diplomatiche durante il conflitto”, ha scritto in un comunicato Siala. Il ministero dell’Esteri italiano ha condannato l’attacco. “Questi attacchi indiscriminati sono totalmente inaccettabili e denotano disprezzo per le norme del diritto internazionale e per la vita umana”, si legge nella nota della Farnesina. Il portale Al Wasat ha riportato le testimonianze di alcuni residenti del quartiere, che hanno raccontato come “due razzi sono caduti ieri nell’area di Zawiyat al-Dahmani, dove si trovano radio, ministero degli Esteri, l’hotel Al Mahary, l’ambasciata della Turchia e la residenza dell’ambasciatore italiano.

Le ostilità non si fermano in Libia, nonostante la pandemia da coronavirus. I numeri nel paese, sarebbero soltanto di 64 contagiati e 3 decessi, secondo i dati della Johns Hopkins University. Dal 4 aprile 2019 il generale Haftar ha lanciato un’offensiva militare, sostenuto anche da Paesi stranieri, come Russia ed Egitto. In un’intervista al Corriere della Sera Fayez Sarraj, il primo ministro del governo di Unità nazionale riconosciuto dalla comunità internazionale, ha dichiarato di non essere più disposto a trattare con Haftar. “È responsabile di un colpo di stato vile. Non deve sedere al tavolo delle trattative […] ha causato la morte di migliaia di libici, danni immensi al Paese e la distruzione delle nostre capacità della lotta al terrorismo, oltre ad aver esacerbato l’immigrazione illegale e boicottato la democrazia”. Serraj ha anche criticato la nuova missione, partita il 4 maggio, navale europea Irini – il cui obiettivo principale è far rispettare l’embargo Onu contro l’invio di aiuti militari in Libia da paesi stranieri – che secondo il premier penalizzerebbe le truppe del governo e non quelle di Haftar, rifornite principalmente via terra e via aria.

Antonio Lamorte