Pedro Sánchez è la goccia di limone che fa impazzire la maionese europea. Dopo giorni sulle barricate, a far da paladino della pace e della legalità – al punto da guadagnarsi i galloni della “nemesi di Trump in Europa”, copyright Financial Times – il premier spagnolo ha deciso di inviare la fregata Cristobal Colon, noto navigatore madrileno, verso le acque cipriote. «Questo non significa entrare in guerra», ha subito messo le mani avanti Margarita Robles, ministro della difesa spagnola, quasi ad anticipare critiche e mugugni che potrebbero arrivarle da sinistra. D’altra parte, è inequivocabile l’intenzione del suo governo di non lasciar fuori la Spagna, potenza mediterranea, da una crisi sempre più regionale.

Sánchez è tornato nei ranghi

La strategia del premier spagnolo è chiara. Alzare la voce per raccogliere visibilità, salvo poi fare scelte diametralmente opposte a quelle promesse. Dopo il “no alla guerra” inviato in risposta a un Trump su tutte le furie, Sánchez è tornato nei ranghi. Si è reso conto che le sue coste sono esposte ai potenziali attacchi di lupi solitari al soldo di Teheran, che potrebbero sbarcare a Barcellona o Malaga. Ma la tardiva levata di àncora della Colon passerà più come un dietrofront politico agli ordini degli Usa che un beau jeste pro Cipro. «Non viene preso sul serio da nessuno», ha commentato il leader del Partito popolare spagnolo, Alberto Nunez Feijoo. Per quanto, nella scelta di Sánchez, si può intravvedere un calcolo sulla lunga gittata. Ok, dare addosso all’America del Nord, però attenzione perché in America Latina la Spagna ha ancora tanti interessi. E lì, dove il trumpismo sta lentamente prendendo piede, si potrebbero pagare costi alti per mosse ideologiche assunte su altri quadranti.

Il caso Trump insegna

Il prossimo 17 aprile, Lula sarà a Madrid. Brasile è un pilastro dei Brics. L’alfiere dell’antitrumpismo in Europa vuole accoglierlo a testa alta. C’è chi dice che il governo spagnolo si senta forte perché forte è la sua economia. I due punti abbondanti di crescita del suo Pil, rispetto all’1,6% di media Ue sono una valida conferma. Altri però osservano che fare la voce grossa in politica estera è un valido diversivo per coprire il vociare degli elettori scontenti. Il caso Trump insegna. In effetti gli ultimi sondaggi danno a Sánchez un 33% di sostegno in casa. Secondo l’Espresso, è invece il leader internazionale più apprezzato qui da noi. Se ne prende atto. La mossa di Madrid su Cipro è la fotocopia al sostegno dato alla Flotilla pro-Pal lo scorso ottobre. Dopo un entusiasmo fuori dal comune, il premier spagnolo si era visto costretto a invitare le barche a virare la rotta quando erano a poche miglia dalla costa di Gaza.

All’insegna della coerenza, che è patrimonio dell’ideologia e non della realpolitk, Madrid gioca la sua partita. Tanto quanto fanno Parigi, con la sua force de frappe 4.0, la corsa al riarmo di Berlino e perfino Orbán, che combatte la sua guerra del gas contro l’Ucraina per procura di Mosca. È la maionese impazzita di cui sopra. Il premier spagnolo non condivide nulla dell’identità assunta dall’Unione europea con questa nuova legislatura iniziata nel 2024. Ammesso che di identità si possa parlare. Madrid resta arroccata sulle posizioni ambientaliste del Green Deal, quando ormai il piano è stato smantellato del tutto. Di Teresa Ribera, commissaria Ue alla concorrenza, voluta in quel ruolo proprio da Sánchez, affinché monitorasse che il piano non venisse intaccato, si sono perse le tracce. Quando invece avrebbe potuto giocarsi una partita tutta sua sul dossier dei dazi. Sempre di Trump.

Su Israele è un’altra faccenda

La Spagna rigetta la politica di aumento delle spese militari. Perché la accoglie come un Diktat di Washington. L’interpretazione è lecita. Tuttavia, la nuova crisi del Golfo dovrebbe far riflettere gli spagnoli, così lontani dal fronte ucraino, che i pericoli non vengono soltanto da Mosca, ma anche dal Mediterraneo allargato. Ora, c’è chi potrebbe dire che il primo missile a lanciarlo è stata Washington. Sull’Iran, sì. Su Israele è un’altra faccenda. Peraltro, anche sul muso duro della Moncloa a dare più soldi alla Nato ci sarebbe da discutere. Il budget della difesa spagnola è passato dall’1,2% nel 2024, al 2% lo scorso anno. È un po’ come la Colon diretta a Cipro. Dopo tanta polemica, Sánchez si piega a The Donald. Che poi vedi gli scherzi della storia. Nel 1571, la Lega santa piega la flotta dell’impero ottomano nella leggendaria battaglia di Lepanto. È la quarta guerra turco-veneziana. Nota anche come “guerra di Cipro”. Al comando della flotta cristiana, c’è don Giovanni d’Austria. Figlio naturale di Carlo V d’Asburgo. Spagnolo. Olé!

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Antonio Picasso, giornalista e consulente di comunicazione. Ha iniziato a scrivere di economia, per poi passare ai reportage di guerra in Medio Oriente e Asia centrale. È passato poi alla comunicazione d’impresa e istituzionale. Ora, è tornato al giornalismo. Scrive per il Riformista ed è autore del podcast “Eurovision”. Ha scritto “Il Medio Oriente cristiano” (Cooper, 2010), “Il grande banchetto” (Paesi edizioni, 2023), “La diplomazia della rissa” (Franco Angeli, 2025).