C’è un numero sulle canzoni di Sanremo che fa riflettere: a distanza di un mese dalla finale, infatti, 13 brani su 30 sono già usciti dalle prime 200 posizioni di Spotify. Esattamente un anno fa, sempre a distanza di un mese dall’ultima serata del Festival, 25 canzoni su 29 occupavano ancora le prime 60 posizioni della classifica italiana. Il confronto è impietoso, e non fa che fotografare come l’edizione appena terminata, seppur abbia regalato i soliti momenti di spettacolo e la scoperta di qualche artista interessante, non sia riuscita a lasciare il segno nelle principali piattaforme di streaming.

Il divario

I dati parlano chiaro: a un mese dalla finale di Sanremo 2026, i 30 brani in gara hanno totalizzato circa 229,6 milioni di stream su Spotify, contro i 405,4 milioni del 2025 nello stesso periodo. La differenza, è quindi di 175,8 milioni di ascolti in meno, pari ad un calo del 43%. Un dato che si poteva già assaporare nella prima settimana dopo la finale: il divario, era già del 32%, e si è progressivamente allargato nelle settimane successive. Ma è il confronto posizione per posizione che fa davvero capire quanto il panorama musicale italiano sia cambiato nel giro di un anno.

Sanremo 2025

L’edizione del 2025, sempre guidata da Carlo Conti, aveva tenuto un ritmo eccezionale su Spotify. A distanza di 30 giorni dalla finale, la situazione era questa: “Balorda nostalgia“, canzone vincitrice cantata da Olly, era saldamente al comando della classifica della nota piattaforma, seguito da “Incoscienti giovani” di Achille Lauro, “La cura per me” di Giorgia, “Battito” di Fedez, “Fuorilegge” (Rose Villain) e “Volevo essere un duro” (Lucio Corsi). In pratica, la top 10 era un blocco compatto delle canzoni sanremesi. Dei 29 brani in gara, solo Massimo Ranieri con “Tra le mani un cuore” era uscito dalla classifica. La percentuale di permanenza dei brani di Sanremo in classifica era del 97%.

Sanremo 2026

Spostandoci al quadro delle canzoni di Sanremo del 2026, il quadro cambia completamente: a distanza di un mese dalla finale, infatti, l’unico brano a mantenere la prima posizione è “Ossessione” di Samurai Jay, con 25,5 milioni di stream complessivi. Dal secondo posto della classifica del Festival, cominciano le oscillazioni: “Tu mi piaci tanto” (Sayf) è scivolata alla terza posizione, “Che fastidio!” (Ditonellapiaga) occupa il quinto posto, mentre il vincitore di Sanremo Sal Da Vinci occupa la sesta posizione con la sua “Per sempre sì“. Il dato più allarmante è quello però della metà della classifica, dove, tra le altre, i tanto acclamati Fedez e Masini occupano la ventesima posizione dei brani più ascoltati. Addirittura duecentesimo posto per “Ti penso sempre“, di Chiello.

I motivi del fallimento di Sanremo 2026

Le ragioni di questo crollo, sono facilmente riconducibili alla composizione del cast: l’edizione del 2025, poteva infatti contare su ben 13 artisti con oltre 2 milioni di ascoltatori mensili su Spotify al momento dell’annuncio della loro partecipazione al Festival di Sanremo. Nel 2026, gli artisti con gli stessi ascolti, erano appena 3: Luchè, Fedez e Tommaso Paradiso. I grandi nomi del 2025, non solo generavano stream propri, ma facevano da soli anche da traino per l’intero Festival, portando davanti alla Tv milioni di fan. Nel 2026, è mancato quasi del tutto questo tipo di effetto, e la maggior parte degli artisti ha dovuto conquistarsi gli ascolti partendo particolarmente da zero. E poi, a differenza del 2025, il pubblico sembra aver individuato un numero ridotto di canzoni da aggiungere alle proprie playlist personali.

Sanremo non più come un tempo

Agli occhi, salta anche un altro dato non da poco: dopo i cinque Festival di Amadeus, che avevano portato Sanremo ad una quantità milionaria di ascolti, le ultime due edizioni firmate Carlo Conti hanno segnato un drastico calo. Se nel 2024 si era toccato il picco di 433,9 milioni di stream in un mese, il 2025 aveva già lanciato un preallarme, con un ridimensionamento a 405,4 milioni di ascolti. Il 2026, è stato poi l’anno del declino, con 229,6 milioni di italiani sintonizzati. Ora, c’è il rischio che la cosiddetta “bolla sanremese” sullo streaming sia definitivamente scoppiata, nonostante il Festival resti comunque un evento televisivo di primo piano.

Cosa aspettarsi da Stefano De Martino

Come annunciato dallo stesso Carlo Conti in una serata del Festival del 2026, a condurre Sanremo l’anno prossimo sarà Stefano De Martino. Il giovane conduttore avrà in mano una vera e propria “patata bollente“: dopo il flop delle ultime due edizioni, servirà ricostruire un cast che sia capace di riportare il grande pubblico anche sulle piattaforme, bilanciando grandi nomi con nuove proposte. La lezione che lo streaming dà a Sanremo è lampante: il Festival non si fa più solo sul palco dell’Ariston, la vera partita si gioca online con gli ascolti nel periodo successivo alle cinque serate. E lì, Sanremo deve recuperare.