“Mi hanno descritto come un mostro che non sono”. Per la prima volta è Saverio Tateo, ex primario del reparto di Ostetricia e ginecologia dell’Ospedale Santa Chiara di Trento a parlare in prima persona. Su di lui e sulla sua vice pende la gravissima accusa di aver indotto al suicidio, dopo pesanti maltrattamenti sul lavoro, Sara Pedri, la ginecologa 31enne di Forlì, svanita nel nulla il 4 marzo 2021. L’ipotesi più accreditata al momento è che la giovane si possa essere tolta la vita gettandosi da un ponte nel Lago di Santa Giustina. Ma il suo corpo non è mai stato ritrovato.

I sospetti sono ricaduti sul primario accusato di aver generato in quel reparto un clima difficile a tal punto di aver spinto Sara a un gesto estremo. A supporto di questa ipotesi sono arrivate nei mesi le testimonianze di 21, tra medici e infermieri, che hanno confermato “condotte vessatorie” da parte del primario. Accuse che fin ora Tateo ha sempre negato tramite il suo legale. Ora Tateo è stato licenziato e rischia 8 anni e mezzo di carcere.

In una lunga intervista alla Stampa ha deciso di dire la sua perché scosso dall’essere accusato per mesi di essere un mostro. “Nei mesi precedenti ero così traumatizzato che non riuscivo nemmeno a leggere le carte che mi riguardavano”, ha detto nell’intervista a La Stampa. “Non sono aggressivo, sono una persona piuttosto severa, amo il rigore perchè nell’ospedale il rigore è fondamentale”, ribadisce.

Tateo ha affermato che “la dottoressa Pedri ha ricevuto da me tutti i riguardi che sono dovuti a una giovane professionista che, lasciato pochi giorni prima l’ambiente comunque protettivo dell’università, si è trovata a dover fronteggiare i ritmi e le esigenze della corsia e della sala operatoria”. “Se qualcuno mi avesse esposto i suoi problemi, avrei risposto, non scappo da nessuna parte”, aggiunge ancora l’ex primario.

“Era una specialista da poco tempo, la sapevo sola in Trentino e per di più durante la seconda ondata di Covid. Per questo le avevo dato dei turni che la lasciavano libera i fine settimana e i festivi. Nei 59 giorni in cui è rimasta in reparto aveva fatto due sole notti, di cui una in sostituzione di una collega che si era ammalata – dice Tateo al giornale – Ho avuto poco tempo per conoscerla meglio, perché è rimasta con noi poco, poi è andata a Cles, la prima sede di ospedale che aveva scelto”.

Aggiunge inoltre di aver “notato il dimagrimento della ragazza”, che però “aveva risposto con un cenno di circostanza”. Tanto che quando il 4 marzo scorso venne a sapere della scomparsa di Sara Pedri rimase “sbigottito”. “Pensai che fosse successo qualcosa e che si sarebbe risolto”.

Tateo dice di essersi visto dipingere come “un mostro” negli ultimi mesi al centro delle indagini. Se dovesse incontrare i genitori di Sara Pedri, gli direbbe essere “dispiaciuto per quanto è successo a questa ragazza. Sono anche io un genitore”. E fa sapere che racconterebbe loro “come sembrava la loro ragazza: educata, interessata, con senso di responsabilità”.

Il mese scorso, in un post sulla pagina Facebook “Verità per Sara Pedri”, compariva un post della famiglia in risposta alla difesa del primario che tramite il suo legale diceva che Sara era già a disagio quando è arrivata nel reparto. “Noi famigliari di Sara non abbiamo paura di nessuno, non ci siamo mai nascosti dietro ad un dito, ci abbiamo sempre messo la faccia mostrando il bello e il brutto e così continueremo a comportarci – si legge nel post – Ciò che conta sono i fatti accaduti e dimostrati da tempo, sono loro che parlano per noi e per Sara che oggi non si può difendere. Le fragilità e le debolezze di Sara facevano parte della sua persona così come i pregi e i difetti. Perchè chi è che non li ha? Essere fragile è un reato? Le sue fragilità però a Catanzaro non le hanno impedito di vivere e di procedere verso i suoi sogni, non l’hanno fatta sentire come ‘una morta che cammina’, invece a Trento, in quell’ambiente tossico e dispotico, le fragilità di Sara si sono trasformate in un ‘grande mostro’ che l’ha annientata fino a depersonalizzarla. Questo è successo e questo è stato testimoniato e dimostrato in maniera inequivocabile”.

L’autorità giudiziaria dovrà ora far luce sui presunti episodi di mobbing e di maltrattamenti all’interno del reparto di ginecologia e ostetricia del Santa Chiara. Nel frattempo, a quasi un anno dalla scomparsa del corpo di Sara non c’è ancora traccia. “Li inviterei a sperare che forse loro figlia non ha fatto una scelta irreversibile”, ribadisce Saverio Tateo rivolgendosi ai genitori di Pedri. Ma per la famiglia Sara “si trova in fondo al lago di Santa Giustina”, vicino a Cles, a pochi metri dal dirupo dove è stata ritrovata la sua macchina.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.