Di Sara Pedri, la giovane ginecologa 31enne di Forlì, non si hanno più notizie dal 4 marzo 2020 quando è scomparsa poche ore dopo le dimissioni dall’ospedale Santa Chiara di Trento. Ma il suo dramma resta presente e anche se lei non c’è la sua voce si sente forte e chiaro. Sara continua a parlare attraverso i suoi ultimi testi scritti a familiari e amici nei suoi ultimi giorni. Messaggi whatsapp, audio e mail che sono stati raccolti e analizzati nella perizia psichiatrica che la famiglia Pedri ha depositato alla Procura di Trento.

Testimonianze che possono essere cruciali nell’ambito dell’inchiesta per maltrattamenti che vede tra gli indagati l’ex primario del reparto di Ginecologia e ostetricia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, Saverio Tateo, e la sua vice Liliana Mereu (entrambi ora trasferiti in altre sedi) e che si sono sempre dichiarati estranei a quelle dinamiche. Quei messaggi ricostruiscono l’inferno che Sara aveva nell’animo. “Sono una morta che cammina. Questa volta non ce la farò”, ha scritto in uno dei suoi ultimi messaggi. E ancora più agghiacciante il messaggio scritto al papà: “Chiedo scusa io a voi per la delusione che vi ho procurato”.

Come riportato dal Corriere della Sera, la mamma di Sara ha affidato tutto il materiale raccolto alla psicologa Gabriella Marano. Dalla perizia di 119 pagine che è venuta fuori dall’attenta analisi, emerge l’immagine di “un agnello in mezzo ai lupi, sbranata dalla violenza di chi si è avventato contro di lei”. Emerge che Sara sia stata vittima di “quik mobbing” cioè “comportamenti vessatori frequenti e costanti, posti in essere con lo scopo e l’effetto di violare la sua dignità di donna e lavoratrice e di creare intorno a lei un clima intimidatorio, ostile e degradante”. Per questo motivo la giovane ginecologa sarebbe piombata nel dramma più totale.

Viene inoltre sottolineata “l’eccezionalità e la violenza della portata che in soli tre mesi ha minato il suo equilibrio, generando in lei un vero e proprio disturbo” identificato poi come disturbo traumatico da stress con sintomi ricorrenti riconducibili alla “depersonalizzazione”. La psicologa ha anche analizzato le ricerche che Sara fece dal suo Pc la mattina del 4 marzo alle 6 del mattino prima di svanire nel nulla. Cercò con le parole chiave informazioni sul Ponte Santa Giustina e sui ponti della Val di Non. Poi la sua auto è stata trovata vicino al ponte di Mostizzolo, tristemente noto per i suicidi.

Dunque la conclusione della psicologa è drammatica: “L’abbandono dell’auto in prossimità di questo ponte – scrive nella perizia – unitamente al fatto che le tracce della ragazza in fase di ricerche si sono interrotte in corrispondenza di un dirupo, oltre al la permanente mancanza di notizie e segnalazioni, l’assenza di ipotesi alternative mai emerse durante il lavoro svolto, che ha visto, oltre che lo studio minuzioso di tutta la documentazione presente in atti, anche l’analisi della mole di messaggistica esistente, oltre 20.000 mila pagine di messaggi WhatsApp e l’ascolto di 15 persone, attraverso cui è stata è stata scandagliata in maniera capillare la vita della ragazza in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue fasi, lascia presagire, con tasso di probabilità purtroppo prossimo alla certezza, che Sara Pedri si sia tolta la vita”.

E non ci sono dubbi sul fatto che “quell’ambiente di lavoro malsano ha indotto Sara a vivere un dolore estremo che, nella sua mente, era diventato intollerabile, insopportabile, inaccettabile. Tanto che la morte è diventata per lei sollievo e serenità”. E conclude: “Il supertestimone di questa cronaca appena esposta è proprio lei, Sara, che ha parlato attraverso gli appunti lasciati in casa, le e-mail inviate e non, le telefonate, le confidenze, gli sfoghi, le lacrime versate con le persone a lei più care, e soprattutto attraverso le migliaia e migliaia di messaggi e di vocali che coprono intensamente gli ultimi tre anni della sua vita. Tutto quanto appena scritto rappresenta in questa vicenda la Stele di Rosetta, la cui attenta decifrazione ha riportato alla luce, scolpito nella roccia, il decreto di morte di Sara”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.